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22 December 2005

Australia

Mark Steyn ha scritto questo articolo sui disordini australiani. Hat tip al sempre sorprendente Wellington, anche per il suo post sul tema (Violence down under, non trovo il link diretto). Nel suo post ci sono link a cinque post sul tema dell'ottimo Lupo di Gubbio, uno piu' spassoso dell'altro, ed ad altri non da meno.

Ma scherzi a parte, c'e' da preoccuparsi parecchio. Potrebbe succedere anche qui. E qui non ci sono politici del tipo australiano (hat tip: Lupo, source: Tim Blair):

Reporter: "Pensa che sia stato qualcosa detto dal Governo negli ultimi anni ad alzare i toni fino a ciò che è successo nel week-end?"
John Howard: "Quale Governo?"
Reporter: "Il Suo governo."
JH: "Il mio governo?"
Reporter: “Sì”
JH: "Certamente no. Cosa ha in mente?"
Reporter: "La sua posizione sull' Iraq"
JH: "La mia posizione sull' Iraq?"
Reporter: "Pensa abbia avuto qualche influenza nel fare sentire le persone 'alienate' ?"
JH: "La mia posizione sull' Iraq? Lei sta scherzando."

o, se e' per quello, opinionisti del tipo australiano, tipo questo.

Qualche stralcio di Steyn:

A Sydney nel 2002, il capo di una banda di stupratori libanesi-australiani musulmani e' stato condannato a 55 anni (meta', in appello). Questi tipi dicevano alla fortunata giovane che stava per essere "fottuta alla libanese" e che se lo meritava perche' era una "Australian pig" [pig=maiale, ma la traduzione puo' ingannare]. Ed la sentenza e' stata 'controversa'. Come ha scritto Monroe Reimers sul Sydney Morning Herald: "Per quanto terribile sia stato il crimine, non dobbiamo confondere giustizia e vendetta. Da dove viene questo odio ? Come vi abbiamo contribuito ? Forse e' ora di dare una bella occhiata al razzismo 'per esclusione' messo in pratica con una simile rivalsa dalla nostra comunita' e istituzioni culturali."

Dopo l'11 settembre, un'amica di Londra mi disse che non sopportava tutta la solfa tipo l'America-deve-chiedersi-cosa-ha fatto-per provocare-tutta-questa-rabbia, perche' lavorando in un centro di assistenza per la violenza sessuale aveva gia' sentito tropo spesso questa routine sulla colpa-della-vittima : il Grande Satana, come la bamboletta con il top corto e la minigonna, se l'era cercata. Pero', e' ugualmente sorprendente sentire gli apologisti multi-cult applicare i loro argomenti a vere vittime di uno stupro.

[...] diamo allora una "bella occhiata" al problema del razzismo 'per esclusione'. [...da un terzo reportage] 'Eddy e Samira, che vivono in Australia dal 1972, dicono che i loro cinque figli potranno tornare in spiaggia solo quando "il conflitto sara' risolto e sara' tornata la pace [...]. Se non ci sono sono piu' conflitti, li lascero' andare" ha detto Samira, 42 anni, in Arabo.'

In Arabo? [...] Come pensiamo che anche i piu' impeccabilmente diversificati tipi culturali possano dare il benvenuto nel grembo della loro sconfinatamente tollerante famiglia a una donna che preferisce parlare la lingua del paese che ha lasciato a nove anni di eta' ? A proposito di razzismo 'per esclusione', chi esclude chi ? Ci sono senza dubbio "razzisti bianchi" down under, ma come spiegazione di quel che sta succedendo, e' pittorescamente assurda. "Persone di retroterra medio-orientale" hanno fatto fortuna in Australia. Il governatore del New South Wales, Marie Bashir, e' Libanese, come suo marito, Sir Nicholas Shehadie, come il premier della regione di Victoria, Steve Bracks. Similmente, nello stato in cui vivo, il New Hampshire, una delle aree meno diversificate razzialmente in tutta l'America, l'ultima campagna per il Senato contrapponeva il repubblicano John Sununu alla democratica Jeanne Shaheen, ambedue di famiglia libanese.

Tutti questi politici di successo sono di origine libanese cristiana: che sarebbe a dire, dopo un terzo di secolo nei loro nuovi paesi, non conversano con i giornalisti in arabo. Non e' questione razziale, ma culturale. E il grido di "Razzisti!" serve solo a neutralizzare qualunque discussione di questa questione culturale. In questo senso, gli scontri sulle spiagge di Sydney sono un seguito logico di quel che e' successo in Francia. A dispetto della distanza ci sono molte somiglianze: donne non musulmane minacciate e insultate nelle strade di Clichy-sous-Bois come di Brighton-le-Sands. La sola differenza e' che, in Oz [Oz-trlya=Australia, NdT], i "giovani bianchi" hanno deciso di rispondere.

Di questi tempi, quando compare qualcosa di demenziale sulle news, non e' improbabile che ci sia coinvolto un qualche Mohammed. Un aereo vola dentro il World Trade Centre? Mohammed Atta. Un tizio armato spara al banco della ElAl all'aeroporto di Los Angeles ? Hesham Mohamed Hedayet. Un cecchino comincia ad ammazzare i clienti di una stazione di servizio ? John Allen Muhammed. Un tale accoltella a morte un regista olandese ? Mohammed Bouyeri. Un terrorista stermina qualche dozzina di persone a Bali ? Noordin Mohamed. Uno stupratore di gruppo a Sydney ? Mohammed Skaf.

Forse tutti questi Mohammed sono vittime dei razzisti bianchi australiani e dei razzisti bianchi americani e dei razzisti bianchi olandesi e dei razzisti bianchi balinesi e delle scolare razziste bianche di Beslan.


[Oppure, proviamo a banalizzare: ragazzotti libanesi-australiani, grezzi come tutti quelli della loro eta' e un po' sotto-acculturati, girano in spiaggia insultando e infastidendo le ragazze; fin qui, beh , succede anche altrove. Ma vivendo in una comunita' regolata dall'islam sono abituati a vedere le donne chadorate e burqaate, e soprattutto a pensarle come tali, cioe' come oggetti, sentina di ogni vizio e sito del male (c'e' una letteratura su segregazione e perversione). Cosi', gia' che ci sono, se le fanno. Entro la sharia, beninteso. Beh, let me say it: NOMB (not on my beach).]

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