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19 December 2005

Quote rosa, quote di pesco

Vediamo se riesco a meritarmi la mia usurpata fama di segregatore naziplutosionista. Generalmente, sono disturbato dalle minoranze quando si fanno forza del fatto in se' di essere una minoranza - o di credersi e vendersi come tale - cioe' a quelli che pensano di aver diritto a qualcosa di diverso/di piu'/di meglio in quanto musulmano, palestinese, ebreo, giovane, anziano, meridionale, valligiano, gay, metrosexual, fisico sperimentale, economista, etc.

Esistono degli svantaggi statistici di certe categorie che si sono accumulati storicamente. E' perverso pretendere che ci sia la stessa percentuale di persone della categoria A in posizioni di rilievo di qualunque tipo, se storicamente tale categoria non ha potuto (per i motivi piu' vari: spesso deprecabili e ingiusti) accumulare la statistica necessaria. Correggere per legge questi stati di svantaggio storico e' semplicemente privo di senso. Se i saltatori in alto sono magrissimi altissimi e atletici, non ha molto senso che i falsi magri di media altezza (come me) per legge si riservino una quota nella nazionale di atletica per andare alle olimpiadi. Ha senso invece creare o favorire le condizioni sociali per mettere la categoria svantaggiata in condizione di accumulare la statistica necessaria a diventare un attore significativo nel campo in questione. E se il falso magro non riesce a saltare due metri e quaranta, well, that's life.

Che questo creare condizioni possa essere un po' forzato ed accelerato puo' pure starci; ma e' un po' fastidioso quando si invocano queste azioni per minoranze che tali non sono, ne' senso numerico ne' in senso lato.

Al punto: le donne nella nostra societa' (ovviamente intendo la societa' democratica occidentale, non le varie versioni tutte oppressive di quella musulmana mediorientale e non, e altre del lontano oriente) non sono -ovviamente- una minoranza in senso numerico, e il mio punto e' che non lo sono neppure in senso sociale e di status in gran parte delle nostre societa'. Le donne con cui ho avuto a che fare (sentimentalmente, professionalmente, o genericamente) sono quasi tutte esempi viventi di quanto dico (quasi, nel senso che una mia cara amica e' mancata da poco). Le donne brave sono veramente brave e tendenzialmente ci si lavora meglio che con gli uomini. Anche se ci sono quelle che approfittano del fatto di essere donne per procurarsi vantaggi, il che rientra nel'argument precedente.

In sintesi: anche nel nostro bel paese dell'emergenza e dell'assistenza, a mio avviso le donne non hanno bisogno di aiuti speciali per andare in parlamento - ne hanno forse in altri campi, ed e' li' che gli sforzi vanno spesi. Come diceva non so quale scrittrice, io sto dalla parte del sesso debole: i maschi.

UPDATE: la mia amica speciale mi ha segnalato che il mio paragone atletico e' improprio, dato che le donne potrebbero essere in qualche senso associate ai falsi magri di tutto il mondo in procinto di fare magre figure sulle pedane di salto. Grazie :) Precisato che volevo solo fare una battuta di bassa lega e mi sono ricordato di me stesso decenni fa alle prese con l'asticella, in vista dei risvolti sociopolitici, acclarato che il falso magro e' anche il nome di un noto polpettone catanese, osservato che lei e' magra alta bella e brillante in modo autoevidente, mi affretto a riconoscere che il paragone potrebbe essere mal compreso. Rivedo : non tutti gli alti magri e atletici sono olimpionici di salto in alto, ma solo alcuni, quelli che si sono meglio allenati e sono piu' predisposti per ragioni varie; i grassocci e flaccidi prego circolare. Il rischio che volevo segnalare e' che, favorendo - cosa legittima e forse produttiva - alcuni magri alti e atletici altrimenti potenzialmente sfavoriti, la quota imposta puo' facilmente far entrare in pedana anche qualche adiposo che al massimo salta un metro e venti. Fuor di metafora, l'appartenenza ad un genere o a un ceto o a una casta non assicura la competitivita' e non dovrebbe essere pregiudiziale per accedere a qualunque onore e onere pubblico e non.

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Summary for english-speaking readers: this is about "quote rosa" (literally "pink quota"), i.e. a reserved percentage of parliament representative positions for women. I argue (trying to be polite and amusing, both difficult feats) that such quotas are not needed, at least in a civilized and progressive western country. I stand with the weak sex: men.

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