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08 January 2006

L'Iran, e il mondo, sull'orlo

Traduzione dell'articolo [english original] di P. D. Hornik, FrontPageMagazine.com, 05/gen/06. NdT: su questa visione, giustamente, pessimistica dell'Europa, vedete anche questo rispettabile punto di vista. NdT2: Hard o soft power ? Personalmente penso che l'hard power tout court possa risvegliare contro l'occidente anche la massa oppressa iraniana che potremmo portare dalla nostra parte facilmente con un qualche compromesso. Se ci inventassimo un potere barzotto ?]


Le notizie dall'Iran peggiorano continuamente. Mercoledi' il Guardian ha riferito di una informativa di intelligence occidentale del luglio 2005 che "utilizza materiale raccolto dai servizi inglesi, francesi, tedeschi, e belgi", che potrebbe scuotere addirittura l'Europa occidentale dal suo autocompiacente pacifismo, se ancora possibile.

Il Guardian riporta che secondo il documento, di 55 pagine, “il governo iraniano ha setacciato l'Europa, con successo, alla ricerca del sofisticato materiale necessario a sviluppare una bomba atomica [...] Gli scienziati di Teheran hanno anche acquistato parti di missili balistici in grado di raggiungere l'Europa, con" - citando la conclusione del rapporto - "richieste e acquisizioni di importazione quasi giornaliere." Secondo il Guardian “e' la dettagliata descrizione del programma d'acquisti nucleari iraniani che allarmera' maggiormente i dirigenti occidentali, che da tempo rifiutano di dar credito alla versione di Teheran che [l'Iran] non e' interessato allo sviluppo di armi nucleari, ma del nucleare per usi energetici."

Chi e' abituato alla tendenza dell'occidente a “sell its enemies the rope” non si meravigliera' di sapere che l'Iran "ha sviluppato una vasta rete di aziende, enti governativi, istituti accademici e mediatori dispiegati per ottenere - in Europa occidentale e nella ex-Unione Sovietica - il know-how, il training, e l'equipaggiamento per programmi nucleari, sviluppo di missili e di arsenali biochimici. Si puo' pensare che se la rete e' cosi' capillare, dovrebbe esserci piu' gente allarmata sulle vere intenzioni degli iraniani. Secondo il Guardian "il trapelare di questo rapporto dei servizi potrebbe indicare una crescente frustrazione per il rifiuto iraniano di sottostare alle richieste occidentali di abbandonare i programmi per la produzione di carburante nucleare per un reattore (di costruzione russa) che dovrebbe entrare in linea quest'anno. Dove c'e' frustrazione, c'e' speranza ?

Il rapporto dei servizi indica anche il tipo di assetto mondiale da attendersi se l'occidente continua ad ignorare la pericola tendenza in atto, e (cosi' il Guardian) "segnala che la Siria e il Pakistan hanno pure acquistato tecnologia e materiali necessari a sviluppare programmi missilistici e per l'arricchimento dell'uranio; indica il ruolo giocato dalla Russia nella escalation degli armamenti nel medio, ed esamina quello di dozzine di ditte cinesi nel programma di armamento nucleare della Corea del Nord".

Per ora, comunque, sul palcoscenico c'e' il despota iraniano che Charles Krauthammer ha descritto come "un pazzo certificato sul punto di ottenere le armi dell'apocalisse", predicendo sinistramente che "nessuno fara' niente in proposito". L'Iran non sembra preoccupato (nota il Guardian), e si e' rilanciato nella disputa con USA ed UE (martedi' scorso) notificando alla International Atomic Energy Authority [quella di El Baradei il temporeggiatore, NdT] che intende riprendere la ricerca sul combustibile nucleare la prossima settimana."

Da un lato, dunque, c'e' il piu' virulento degli attuali proponenti del culto islamista della morte, preoccupato solo del potere e del dominio, e pronto a scatenare qualunque strage. Dall'altro c'e' un entita' chiamata occidente, che si suppone attaccato al valore della vita o almeno di ideali umanistici, riluttante a lottare anche per valori cui davvero tiene, e cosi' frammentato da poter difficilmente essere descritto come una singola entita'.

Al culto islamista della morte e' poco rassicurante opporre un'Europa occidentale con il suo sviluppo demografico in calo, il suo culto radicato dell'odio verso America e Israele, e il suo credere nel soft power. ["Soft power is the ability to get what you want by attracting and persuading others to adopt your goals." Ha ha (NdT).] Da almeno un paio d'anni, con una sorta di divisione di compiti, l'America si e' occupata del grosso del combattere in Iraq, mentre Inghilterra, Francia, e Germania si sono "occupate" dell'Iran cercando di convincerlo con discorsi e promesse a rinunciare ai suoi obiettivi. Non aspettiamoci che il lamentevole fallimento di questo esercizio di soft power, insieme alle relativamente modeste esplosioni di violenza islamista in Spagna, Inghilterra e Francia, spingano l'Europa al punto di minacciare in modo credibile l'Iran, e non parliamo dell'agire contro di esso. L'Europa sembra irrecuperabile; pare difficile che una civilta' che non riesce a sostenersi demograficamente possa lottare per la poca forza vitale cui si aggrappa.

C'e poi Israele, dove (nonostante l'appeasement e la delusione dell'era di Oslo) le minaccie del pazzo iraniano hanno una risonanza convincente in tutto lo spettro politico. Nessun governo israeliano avrebbe problemi politici interni attaccando l'Iran, ma ne avrebbe molti operativi, non solo dovuti alla distanza e alle dimensioni della sua aviazione, ma anche alle enclave terroristiche che Israele ha lasciato crescere a Gaza, nel West Bank, e nel Libano meridionale, le quali associate allo stesso Iran costituirebbero una minaccia di rappresaglia devastante. Israele non puo' essere quindi escluso, ma la sua posizione e' precaria.

Rimangono gli Stati Uniti, ben superiori all'Europa e a Israele per capacita' operativa, e fortunatamente solo parzialmente infetti dal virus dell'autonegazione. Un settore della politica americana, alla maniera europea, non sa accettare di essere in guerra, e si preoccupa piu' di vessare il presidente per intercettazioni di terroristi vecchie di quattro anni fa, che non delle attuali, imminenti apocalittiche minacce. L'America sana e forte e', di nuovo, la principale speranza del mondo.

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