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07 February 2006

Islam e vignette 6: pestaggio alla civilta' e alla sovranita'

Manifesto: Noi, i cittadini dell'occidente democratico, respingiamo il tentativo di imposizione violenta e minatoria di regole confessionali e culturali arretrate ed intolleranti, aliene ai principi ispiratori della civilta' della nostre nazioni sovrane, limitanti la liberta' personale, di espressione, e di culto sancita dalle nostre leggi e carte costituzionali.


[Banner hat tip: Wellington]
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Incendiate le ambasciate di Danimarca e Norvegia in Siria e il consolato danese in Libano, fatwa di condanna a morte per i disegnatori da parte dell'immancabile pirla-capo (Qaradawi, leader dei Fratelli Musulmani in Europa). Guerra aperta, insomma. Uno spartiacque nato dal nulla dove pero' forse inizieranno a chiarirsi alcune questioni fondamentali.

Primo: scontro di civilta ? No. No, qui si tratta di sovranita'; che nel nostro paese (o in Danimarca) e' e non puo' che essere dei cittadini sovrani, e di nessun monaco zen o prete o ulema o islamico generico, se non in quanto anche loro cittadini. Eppero' i preti e i buddisti sono miti e dicono la loro civilmente; gli islamici, come e' evidente, no. In tutti i paesi d'Europa, nessuno escluso. (Naturalmente tra i benpensanti dde sinistra de noantri la bava schiuma alla bocca a condire accuse di oscurantismo confessionale appena Ratz proferisce verbo, absit iniuria verbo, mentre qualunque Adel Smith o pazzo sceicco dei miei kohones va bene e va rispettato ed e' multiculturale.)

L'accettazione delle forme di convivenza occidentali, che include il cercare di cambiarle democraticamente, deve essere un ovvieta' per chi vuole vivere in occidente; piu' precisamente, accettare di essere liberi (almeno piu' liberi che altrove) con gli oneri che comporta e' il prezzo da pagare per vivere da noi. Chi non gradisce (e tra gli islamici ce ne sono molti, ma intanto vivono qui e fanno i rigorosi a parole - come diceva quel comico di Colorado che insegnava il savonese, tutti finocchi col kulo degli altri), torni o chieda asilo in una delle splendide case comuni islamiche, quei paesi dove l'Islam prospera e rutila autoritario e le regole di convivenza sono piu' adeguate (leggi: oppressive e illiberali). Anche ove non apprezzi le ironie spesso discutibili e pseudotrasgressive anche sulla religione, la maggioranza assoluta (nel senso elettorale del termine) di noi cittadini occidentali ha sufficiente maturita' e tolleranza e civilta' per reagire in modi pacifici e assennati, e non come una banda di raving lunatics. E ha anche, secondo me e a dire da questo poll segnalato da Paolo di Lautreamont, le palle necessarie a difendere i suoi valori. Almeno, a occhio, l'80%, a mezzanotte e cinque del 6 febbraio. [Nota: l'immagine dello stato del poll e' stata bloccata da Blogger].

Immagine bloccata da blogger

Ma i nostri governanti per ora non ne sono capaci, non coerentemente. La UE politicamente e nella voce pubblica e' flaccida e polit-correct, come se non avesse imparato dalla Francia e da mille altri esempi che essere carini e coccolosi non serve a nulla, anzi. Alcuni altri paesi sono abbastanza tetragoni e austeri per loro natura (Germania, Austria) ma sono sotto tiro. Della Spagna mi fa ridere parlare. E aspettiamo la Turchia, the more we are the merrier we'll be.

Anche facendo notare che prese di posizione incaute come questa sono inopportune in guerra, l'America sobriamente condanna l'inopportunita' del vilipendio, blando che sia, della religione (anche se Bush secondo LupodiGubbio una sua idea ce l'ha ;). E' tutto : e giustamente, perche' le rogne sono dell'Europa, che deve sapere gestirsele senza tutori, come gli USA si sono gestite le loro. Purtroppo, invece, la difesa europea delle liberta' di espressione e politiche, e la ricerca di un rapporto equilibrato con l'Islam - da ospite a ospitante, come con le altre confessioni - e' una non-difesa attendista che passa attraverso il mal-multiculturalismo dde sinistra se va bene, e piu' spesso il calabraghismo di tutti i colori. Ovvero: per uno scontro di civilta' ci vogliono almeno due civilta' che se le suonino circa alla pari, ma qui di civilta' se ne vede una sola, quella occidentale (e non fatemi ripetere: le culture, le forme di governo, e gli stili di vita NON sono tutti uguali), che per ora sta facendosi prendere a cazzotti senza reagire. Lo chiamerei, percio', un pestaggio alla civilta' piu' che uno scontro di civilta'.

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Due : scontro di civilta' ? Si'. Si`, nella mente degli islamici e' davvero cosi'.

Forse dovremmo distinguere tra islamici autoctoni ed esportati. A casa (loro), le cose sono relativamente interpretabili. Questa delle vignette e' largamente una diversione e una ricerca di motivi per accampare pretese. Ad esempio (affare interno ma serio in Arabia) per lo scandalo dei 350 stampedati della Mecca e gli ulteriori mille e passa sfigati sul traghetto affondato (era il Boccaccio di buona memoria che faceva Civitavecchia-Olbia vent'anni fa - l'ho preso anch'io - lasciato andare in vacca sotto bandiera ombra, come se gli mancassero i soldi), e rispettivamente per l'elezione di Hamas, di cui si e' parlato ad abundantiam, e con giusti timori (vedi Panella sul Foglio di sabato 4 febbraio). Ragionamenti banali, tipo tu mi offendi il profeta e allora non puoi negarmi la grana per pagare gli stipendi (ci tornero' su), ma che sembrano funzionare. L'esportazione sistemica dell'islam radicale e' prevalente appannaggio dei wahhabiti sauditi (leggetevi il Religious Policeman, che spiega tutto in dettaglio), e i grandi ricchi del petrolio sono sostanzialmente incapaci di evolversi economicamente in senso moderno (ma ne ho parlato altre volte), e con loro i poveri, cioe' quasi tutti. E cosi' quando si parla di impoverimento della Palestina e di tirchieria coloniale dell'occidente girano i rotoni perche' con un miliardo di dollari l'anno (si', non ho sbagliato) dati dall'occidente qualcosa si dovrebbe poter combinucchiare. Questo a fronte dei forse 20 M$/anno dei nobili fratelli arabi, che i Palis li hanno sempre usati come carne da macello.

Eccetera eccetera eccetera. E allora ? Come si fa a capire ? Ti attacchi a tutto, perfino a fiabe tipo "i Palis hanno votato contro i maiali corrotti di Fatah (ma non erano degli eroi della resistenza all'ingiusta occupazione israeliana ?), non per dei terroristi fanatici, e ora assimileranno Hamas alla democrazia". See, vabbe'. Siamo realisti. E' la mentalita' di gran parte del mondo arabo che non funziona, un misto di incapacita', di supponenza e presunta superiorita', di odio di se', di profondo vittimismo che sconfina nel culto della vittima.

E con compiacimento noto che non lo invento io: dopo aver scritto il paragrafo precedente ho letto sul Foglio un brano, questo, del libro L'infelicita' araba di Samir Kassim, un giornalista libanese ucciso lo scorso anno per il suo attivismo antisiriano - e si intuisce il perche'. Sulla copertina del libro : Eredi di una grande civilta' che guardava al futuro, gli arabi possono riappropriarsi del loro destino a patto di liberarsi della cultura del vittimismo e di fare in conti con quella modernita' che continuano a vivere come una minaccia. E ancora : il vittimismo e' un culto che prospera in un'ideologia "nazionalista" islamica che tende a liberarsi esplicitamente dei valori, o addirittura a sostituirvisi.

Ma ecco qui: "L'islamizzazione della lotta contro Israele non basta a spiegare la [...] cultura della morte [...] Bisogna tener conto dell'immagine che riportano i media [...] e di come condiscano sempre i loro discorsi con [...] un misto di nazionalismi arabo e [...] islamico. E tutto cio' accadeva gia' prima dell'11 settembre. [...] Facendo l'apologia di quei metodi, giustificandone gli scopi e veicolando il vittimismo, [hanno] preparato l'opinione pubblica araba ad abbracciare la tesi dello scontro di civilta'"".

Aggiungerei, trovando fertile terreno. Et voila', il y a lo scontro di civilta'.

Noto in passing diverse cose opinabili in questo excerpt (mi leggero' tutto appena esce il libro che comunque deve essere bello), e mi salta all'occhio questa: "gli arabi non hanno nulla con cui compensare la loro malasorte [...] il mondo arabo [e' l'area] in cui l'occidente non ha mai smesso, a tutt'oggi, di farla da padrone, direttamente o attraverso Israele". Direi che qui gli e' scappato il vittimismo di casa: mi pare non male la malasorte di avere sotto il culo alcuni miliardi di metri cubi di petrolio da vendere a tutto il mondo e fare un fantastilione di polentamilardi. E a proposito di Israele, giustamente, giullemani dal valoroso mondo arabo:



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Il vero punto non oso iniziarlo perche' e' lungo e complesso e io non sono qualificato e sono stanco : questo post mi e' costato una gran fatica psicologica, e se non mi diverto che roba e' ? E' il discorso sull'Islam esportato in Europa e occasionalmente altrove, e le sue deviazioni - o forse naturali e inevitabili evoluzioni. Arroganza, delinquenza, parassitismo : molto. Integrazione, cultura, collaborazione: poco. (Finkielkraut le cose le dice meglio di my humble self). E poi in Olanda sgozzamenti, in Scandinavia violenze, in Francia banlieues, in Italia stupri, bullying in Australia, pressione e attacchi vari in Austria (e diversifico le tipologie non in quanto esclusive ma per non annoiare). Naturalmente, e' il problema centrale, e qui l'Europa ha, come ovvio attendersi dal suo comportamento verso l'esterno, un atteggiamento che definire "incerto" e' come definire Claudio Bisio "stempiato". E in questo vuoto di iniziativa e di guida hanno buon gioco "quelli che vogliono morire idioti", chiamandoli problemi di integrazione. My balls.

Chiudo segnalando le manifestazioni islamiche a Londra sul sito di FreeThoughts. Ci sono cartelli meravigliosamente quanto involontariamente autoironici : "Decapitate chi dice che l'Islam e' violento". Ma fanno rabbia solo a prima botta: pensandoci un attimo fanno tristezza, stringono il cuore per la pochezza umana, la superficialita', la banalita', il conformismo della violenza. Anche un senso di fallimento, ma molto piu' per loro che per noi. La foto qui in fondo non e' delle piu' cattive, e io la trovo tristissima. Il cartello dice qualcosa come "Europa, striscierai quando i mujahedin ruggiranno" ed e' portato da un anziano signore palesemente giacca-e-cravattato e dall'aria distinta probabilmente impiegato e stipendiato da una banca londinese. Tutto sommato, ad alcuni dei decerebrati nelle foto verrebbe da prenderli a calcioni nel culo e a sberloni a mano piena. Ma questo signore forse vorrei prenderlo sottobraccio e offrirgli un te' e cercare di parlargli. Molto di piu' non riesco a dire: mi fermo a guardare questa foto triste. Con speranza che nonostante tutto non muore.



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MiniUPDATE: il cartello che diceva "Decapitate chi dice che l'Islam e' violento" e' un falso, o meglio un ritocco a uno vero che diceva, molto meno ammiccante e fancy, "Decapitate chi insulta l'Islam", mi fa notare Wellington (leggetevi il suo ultimo sulla vicenda). In effetti era troppo spiritoso, per quanto involontario: i decerebrati di solito sono di scarso humor.

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UPDATE (hat tip Wellington) :

"Chi offende Mohammad, se è un dhimmi ha violato il patto e diventa lecito ucciderlo. Se è Musulmano disconosce l'Islam e fuoriesce dalla comunità islamica, commettendo un crimine immane al punto che la gran parte dei teologi concorda sulla legittimità dell'uccisione di questo apostata.
Sheikh Youssef Qaradawi (Leader dei Fratelli Mussulmani)"

Bei teologi che avete sceicco! Complimenti. In quanto al "patto", questo dhimmi qui le potrebbe suggerire dove può infilarselo, ma credo che lei già lo sappia.


Anche questo dhimmi (anzi, kafir) qui ha degli usi da suggerire. Ma non vorrei che mi leggesse mia figlia.

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UPDATE: 12-12, tempi supplementari: un confrontino tra vignette, qui da Cantor.

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UPDATE: Qualcuno da laggiu' si scusa. Ben venga qualcuno con qui si possa parlare !

[Islam e vignette 1 (la migliore insieme a questa), 2, 3, 4, 5]


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