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19 September 2006

Una kzata al giorno

Rassegna stampa su Radio3, 8.30. Un signore di Bari chiede retoricamente se non sia il caso, dopo aver celebrato i morti (non ha detto 'le vittime') dell'11 settembre, di istituire un giorno per ricordare i centomila morti irakeni. Risponde il giornalista: non c'e' dubbio, tutti i morti in una guerra devono essere ricordati con umanita' - o qualcosa del genere.

Prego ?

Anche sorvolando sulla confusione sui numeri (civili in genere, civili direttamente coinvolti in combattimenti, civili e militari ?) e in particolare sul centomila che risulta da uno studio statistico fortemente criticato (nessun'altro e' andato oltre i ventimila), e' lampante che la fonte principale di perdite umane e' la guerra civile-religiosa tra sciiti e sunniti (tanto che perfino la conferenza dell'accademia religiosa islamica calls upon both Shiites and Sunnis to stop the fighting between them [and] urges the belligerent parties to fulfill a national reconciliation with the help of the Muslim world). Stimando 20 morti al giorno per attentati di irakeni contro irakeni nel periodo 2003-2006, otteniamo 20000 circa.

Domanda: cosa hanno a che fare gli irakeni massacrati da loro connazionali per motivi politici e religiosi pilotati in parte da altri stati islamici, con le vittime di un attacco proditorio - dichiaratamente basato sul credo islamista - l'11 settembre 2001 ? Niente, ovvio, tranne il self-loathing politicaly correct che li conta come "vittime della politica imperiale dell'occidente".

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