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12 October 2006

Finanziaria e uni: un commento

Ho lasciato il seguente commento nel thread del post di Melandrina che denuncia il vincolo dell'occhio per occhio - un pensionato, un nuovo assunto - nelle universita'. Non e' ripensato, a parte qualche editing, che' non ho tempo. Ma mi pare sensato.

[...] il vincolo e’ gravissimo (aggiunto peraltro a un blocco delle assunzioni, deroghe permettendo, in vigore da 5 anni) e si compone al fatto che le universita’ nella loro pseudoautonomia possono ‘fare ricambio’ come vogliono. Possono assumere ad esempio, a fronte del pensionamento di un ordinario di fisica della materia, un ricercatore di giurisprudenza o economia. Ora, di norma, un accademico di alto rango in una disciplina scientifica di base produce piu’ ricerca di un pivello che fa anche un lavoro fuori universita’ in un’area soft. Risultato: indebolimento medio del livello scientifico, del rango accademico, dell’influenza scientifica, della capacita' di fund raising, del peso a livello concorsuale, di ruolo di valutazione e fund-partitioning, etc. etc. etc.

Perche’ le universita' (soprattutto le deboli) scelgono cosi’ :
1) il lobbying nei confronti dei rettori da parte di aree accademiche (giurisprudenza, ingegneria, economia) confinanti con, e parzialmente sovrapposte a, potenti categorie professionali;
2) il fatto vero ma sopravvalutato che ci sono piu’ studenti a economia che a fisica, p.es. Qui si aprirebbe il capitolo della valutazione dell’attivita' dei docenti che molte universita' vorrebbero basare sproporzionatamente sulla didattica - leggi sul numero di studenti che passano gli esami. Contro la trasformazione in esamificio di bassa lega, rimane solo la resistenza dell'ultima trincea, quella di chi cerca di fare dignitosamente (quindi anche bocciando) il suo mestiere;
3) il risparmio in stipendi, che permette di dirottare la differenza su altre piacevolezze, delle quali il personale non-docente (spesso ridondante, alias nullafacente) e’ la meno dannosa.

La questione "Cervelli": a me risulta che il governo precedente abbia riportato in italia un buon paio di cento “cervelli” (uno lavora con me da 3 anni), e che in primavera avesse - giustamente - sospeso il programma per la necessita’ di stabilizzare - o almeno di fare chiarezza su come disporre di - questi ricercatori. questo governo si e’ del tutto disinteressato di cosa farne. Solo il CUN ha dato parere (negativo) alle chiamate in ruolo. Risultato: la gente si stufa e se ne va. Lo stato ha pagato 3 o 4 anni di (discreto) stipendio e (pochi) fondi di ricerca per ritrovarsi con niente in mano. Complimentoni. Il tutto e' in linea con Mussi che parla parla parla ma per ora fa solo danni o al meglio non combina niente. Nota: non lo dico solo io - questo me l’ha detto ieri un collega girotondin-rifondarol-antibushiano.

Infine: ricercatori "nominati dal governo" ? E che c’entra ? I concorsi della fascia di entrata sono da sempre locali, sono le universita’ che decidono. In base, come dicevo, al quattrino che hanno e ad altre considerazioni non ottimali per usare un eufemismo. Ripeto ancora : l’enfasi esclusiva sui ricercatori (la terza fascia della docenza, in sostanza) non va esagerata. A parte il ring ggiovanilistico a tutti i costi (vogliamo tutto e subito), oggi nella scienza non sono i 25enni che fanno le rivoluzioni. Non piu’: sara’ colpa della scuola, ma e’ cosi’. Per la mia esperienza e’ la gente tra i 35 e i 50 (e oltre), che ha esperienza e potere, e coltiva giovani validi .

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