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14 November 2006

Amore e (piu' che altro) odio

Liberamente adattato da Theodore Dalrymple, City Journal, 2006

Mr. Verloc, l'agente segreto (anarchico) dell'omonimo romanzo di Conrad, ha un rigetto per ogni tipo di lavoro: un difetto temperamentale che condivide con una gran porzione di rivoluzionari. Poiche' ovviamente non ci si ribella ai vantaggi e alle opportunita' offerte dallo stato, ma contro il prezzo che va pagato in moralita', autocontrollo, dedizione. La maggioranza dei rivoluzionari e' nemica della disciplina e della fatica.

Il percorso della costruzione e del successo e' lungo, duro, insicuro, seminato di monotonia e di possibilita' di fallimento, mentre la vita nella distruzione e' eccitante, per virtu' stessa del ruolo provvidenziale che il rivoluzionario si e' autoconferito. Una volta agitata la bacchetta magica della distruttivita' rivoluzionaria, anche la piu' grigia routine si infonde di significato ed eccitazione.

E' nota la pigrizia mentale dell'islamismo, il suo desiderio di una soluzione pronta a tutti i problemi con cui si confronta l'umanita', e la paura negata che questa soluzione non esista davvero. Poiche' la certezza e' psicologicamente preferibile alla verita', la prima e' spesso volutamente confusa con la seconda, e ogni cosa che minacci le certezze e' colpita dalla furia di un anatema.

I musulmani non sono i soli a trovar difficile abbandonare le proprie piu' care idee e assunzioni di base. Ma quando quel sistema di idee e credenze fissate pretende di essere valido e infallibile in eterno, quando quel sistema e' la fonte primaria della identita' di un popolo, e quando al contempo lo stesso popolo si trova in una posizione di inferiorita' e dipendenza economica di lunga durata ed apparentemente irreversibile a confronto a popoli con idee e credenze molto differenti, e' certo che ne risultera' del risentimento.

Non volendo abbandonare la loro ideologia - l'unica possibile fonte di orgoglio e realizzazione collettiva - cercano di spiegare la superiorita' tecnica ed economica altrui con diversi tipi di manovre mentali denigratorie. Sostenendo, per esempio, che l'occidente ha acquisito la sua preminenza tramite un uso illecito della forza e del saccheggio, diciamo, sfruttando e appropriandosi del petrolio delle terre musulmane. Quella del preteso sfruttamento petrolifero e' una critica non solamente opportunistica, ma ovviamente assurda. Al piu', la direzione dello sfruttamento e' stata precisamente opposta, poiche' per sola virtu' della propria fortunata posizione geografica, e con ben pochi sforzi da parte loro, i popoli della penisola arabica, ed altri, hanno goduto di alti standard di vita interamente grazie all'ingegnosita' di coloro che accusano di sfruttamento, e senza i quali quella petrolifera non sarebbe affatto una risorsa economica.

E nondimeno la rozza panacea dell'islamismo irrompe dove l'illuminismo occidentale ha paura di porre piede. I giovani musulmani che vivono in occidente da critici della societa' occidentale, sono sostanzialmente e volontariamente ignari delle basi filosofiche del successo dell'occidente. Lo vedono banalmente materialista e fondato sullo sfruttamento, non avendo mai sentito - o voluto sentire - un altro punto di vista. L'islamismo in occidente e' cosi' un ibrido culturale, una reazione - del tutto consonante con le tradizioni islamiche - alla difficile e a volte violenta sfida culturale dell'occidente. Il desiderio umano, ma anche profondamente distruttivo, di una soluzione semplice e unica a tutti i problemi esistenziali e pratici si esplica in una repulsione violenta : la conseguenza di una illecita attrazione.

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