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19 April 2010

Vulc-ano

Yours truly ha sostenuto dal primo momento che la chiusura indiscriminata dei cieli europei, e soprattutto di quelli italiani, è una coglionata, come d'altra parte oggi dice anche la IATA:

L'International Air Transport Association (Iata) chiede in una nota ai governi europei un "ripensamento" del loro "processo decisionale", basato sui "fatti" e non su "modelli astratti", e l'apertura "almeno di qualche corridoio" di volo, "se non dell'intero spazio aereo".

Niente di personale dato che probabilmente il mio volo sarà regolare, e se non lo fosse i miei studenti non piangeranno poi troppo per una o due lezioni saltate. Gli è che io mi ricordo nei dettagli la vicenda dei voli nel contesto dell'eruzione dell'Etna del 2002. Per esempio quando l'Etna sparava roba a tutto andare, si volava bellamente da Reggio o da Sigonella o al limite da Palermo o Lamezia - che sono nel raggio di 200 km dal vulcano, e non di 6000 come l'Islanda.

Il nostro problema, anche in questo caso, è che il nanny state (europeo e italiano) deve per riflesso condizionato intervenire alla maniera burocratica, autoritaria, e incompetente che gli si conviene, nel solito equivalente morale (e non solo, viste le code e la folla) della guerra. We know what's good for you - shut up.

Ne segue che nello stesso trafiletto di giornale si riportano due tipi di notizie: "Milano:ok solo per due ore - Fiumicino: folla agli scali - Almunia: aiuti alle compagnie - In Italia 80 milioni di danni." Cioè: i danni li ho fatti io, e li pagate voi. As usual.

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