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27 February 2011

Parola di egiziano

W aveva ragione, O è un pirla. Che ho sempre detto io ?

26 February 2011

Bel suol d'amore /2

La Cina, of all places, manda la marina in Libia. Noi dove siamo ? Obama che fa ?

25 February 2011

Bel suol d'amore ?

Insomma, a confermare la netta differenza (non evidenziata, che io mi sia accorto, da alcuno degli intelligentoni in giro) tra dittatori (pseudo)"fiduciari occidentali" e dittatori autoctoni seri, il Col. sta prendendo la cosa sul serio e sterminando allegramente i suoi.

D'altra parte, senza che questo voglia costituire giudizio, quando dei dimostranti danno a Gheddafi del "miscredente", io tendo a preoccuparmi.

Nel frattempo: a) le piazze dei pacifinti tacciono "un solo grande silenzio"; b) l'Europa e il mentecatto narcisista alla Casa Bianca stanno, rispettivamente, a litigare su cosa e come condannare -figuratevi intervenire- e zitto e mosca, buon ultimo anche nelle esecrazioni di rito. Bravi tutti. Bravo il vitello, come nel boschetto della sua (di loro) fantasia.

24 February 2011

RIP

Marshall Stoneham è partito improvvisamente per il mondo dei più. L'ho conosciuto -chiaramente inglese, beneducato, e molto molto knowledgeable- al CECAM a Lione nel 2004. Avevo comprato il suo Theory of defects in solids nel 1987. Si diventa vecchi.

23 February 2011

A nostro rischio

Andy McCarthy su NRO: The unmistakable message at the core of sharia is that women, like non-Muslims, are less than fully human. It is a message we continue ignoring at the peril of tomorrow’s Lara Logans, and our own.

(Tra i link consiglio questo, deprimente ma illuminante.)

20 February 2011

Contro i Robespierre

Siccome Berlusconi è ancora lì, con il sorprendente consenso elettorale del popolo espresso tre volte, e negato due volte con regolare metodo democratico, e siccome questa volta non riescono ad abbatterlo in Parlamento o nelle urne, le lobby miliardarie che guidano, che eterodirigono la sinistra politica, svuotandola di senso e inquinando la democrazia repubblicana, hanno deciso, e detto ad alta voce, che bisogna toglierlo di mezzo con una iniziativa “extraparlamentare” e senza consentire il voto popolare (letterale, dagli articoli di Alberto Asor Rosa e Barbara Spinelli). Tradotto in italiano questo significa: un colpo di stato contro la sovranità del popolo e del Parlamento attraverso un atto di giustizia sommaria, il rito immediato, fondato su una procedura inaudita di violazione della privacy con tecniche spionistiche e di origliamento e di persecuzione personale degne del dispotismo etico e della sua ratio.

Tre video: Ferrara alla manifestazione di Milano; Luttwak a Ballarò parla delle anomalie, to put it mildly, italiane.

Squirrel !

O meglio: "Ebreo!". Reazioni automatiche degli islamici egiziani e dei mainstream media.

(Altro sulla 'difesa del corpo delle donne' laggiù nel paese del muezzin gorgheggiante qui.)

19 February 2011

Non ora e non così

Avevo dimenticato di menzionare la scelta -quasi piu` ridicola che vergognosa- di chiamare "Se non ora quando ?" la manifestazione anti-B. della settimana scorsa. (Perchè era anti-B., non pro-dignitate-foeminarum, poche balle. La solita retorica da buffoni alla bella ciao cantata da Santoro, per dire.)

È lampante che che nessuno dei partecipanti ha letto il libro omonimo di Primo Levi, oppure nessuno dei partecipanti ha il minimo senso della misura, della decenza e della storia, oppure nessuno dei partecipanti ha voluto usarli.

Giorgio Israel commenta qui.

Il libro di Primo Levi “Se non ora quando?” ha come protagonista una brigata di partigiani ebrei nella Russia invasa dai nazisti. Hanno preso le armi e marciano cantando un loro inno che dice: «Siamo le pecore del ghetto, Tosate per mille anni, rassegnate all’offesa. […] Abbiamo imparato a sparare e colpiamo diritto […] Siamo i figli di Davide e gli ostinati di Massada. Ognuno di noi porta in tasca la pietra che ha frantumato la fronte di Golia. Fratelli, via dall’Europa delle tombe…». E il ritornello recita la celebre frase del rabbino Hillel (II secolo): «Se non sono io per me, chi sarà per me? Se non così, come? E se non ora, quando?».

Oggi ci si mobilita e si scende in piazza con questa parola d’ordine. Per difendere i figli di Davide, che hanno imparato a sparare e difendersi, ma sono asserragliati in una nuova Masada circondata da decine di migliaia di missili, minacciata di distruzione da un dittatore esaltato, Israele insomma? E questo mentre l’Europa delle tombe vede la rinascita di un nuovo antisemitismo? Niente di tutto ciò, ci mancherebbe altro! Si scende in piazza per l’onore delle donne, per difendere la loro dignità. Allora, si tratterà di certo delle migliaia e migliaia di donne tenute in schiavitù, infibulate, lapidate se adultere, sgozzate se si sposano o solo s’innamorano di un “infedele”, picchiate a volontà dal marito-padrone? Si scende in piazza per denunciare l’abominio di duecentomila persone che vivono in regime di poligamia nella regione parigina e chissà quante già da noi? Niente di tutto ciò. Si scende in piazza per cacciare Berlusconi…

Ecchelallà

Allegri anime belle che-è-bella-la-rivoluzione, in Egitto è tornato Qaradawi. Ora siamo ben serviti.

[E nello stesso link, siore e siori oggi mi rovino, la violenza a Lara Logan, e le navi iraniane attraverso Suez.)

Non che avessi dubbi

Obama non è Reagan. Purtroppo.

18 February 2011

E ho detto tutto

Michael Ledeen apropos B. : Imagine Dick Cheney being judged by three women from the Yale Law faculty.

14 February 2011

Te lo do io il bunga bunga

Facci e gli inkzati antimutandari sabato a Milano:

[La] rinnovata normalità dovrebbe ricominciare da un’inchiesta per due reati oggettivamente improbabili (senza vittime, senza parti lese) che facciano cadere il presidente del Consiglio dopo 17 anni di tentativi infruttuosi, il tutto condito con una macro-campagna diffamatoria sulle abitudini ludiche e sessuali del Premier. Ecco, il messaggio di ieri era questo: non ci riuscirete, non provateci neanche, ve lo diamo noi il bunga bunga.

Io a Roma, ma inkzato lo stesso.

13 February 2011

Superkzoni

Camillo riporta la supercazzola di Scalfari.

Su Repubblica di oggi, Eugenio Scalfari propone di andare alle elezioni, testuale, con un'alleanza sinistra-centro-centrodestra (dai comunisti ai rautiani) con un leader che rappresenti il comune denominatore e che abbia una specifica competenza economica. Ma non è finita qui. Secondo Scalfari, poi, dovrà essere il presidente della repubblica a scegliere un premier diverso da quello indicato sulle schede come leader della campagna elettorale.

In sintesi, famo fuori er puzzone con i magistrati e Ruby, poi ci mettiamo tutti assieme per evitare che er puzzone magari rivinca lo stesso, visto che gli italiani so' proprio scemi, non leggono Kant e non dialogano con Cartesio, quindi ci presentiamo con uno che faccia figo, facendo credere agli scemi di cui sopra che quello è davvero il nostro candidato premier, ma dopo il voto al potere mettiamo un altro, uno dei nostri, naturalmente non eletto da questo popolo di straccioni.

11 February 2011

Sognatori d'Egitto

Da varie parti si comincia a vedere un po' di luce attraverso le fantasie pacifinte e parademocratiche. Qui alcune considerazioni sul "democratico Egitto", con ulteriori ragguagli qui: cosa vogliono davvero gli egiziani? Chiaramente, non quello che vogliamo noi. Finirà come con la geniale elezione "libera" (ah ah) a Gaza: speriamo di no, ma chances are che .

Masterpieces

Quella del Cav. è una bellissima intervista: compratevi il Foglio (stralci qui.) Ed è bella anche questa di Ferrara.

(Vedi anche "Belle anime del Palasharp, qui si sta in mutande ma vivi").

10 February 2011

Ralph Nader redux

Guarda caso la Toyota andava benone, giusto come la Corvair che Ralph Nader pretendeva erroneamente essere insicura quarantacinque anni fa.

08 February 2011

Islamiscellanea

Buone notizie dal discorso di Cameron. Anche se secondo Bruce Bawer, che ne sa qualcosa, non è abbastanza. E in tema, un deputato della Florida (eletto in una roccaforte democratica, e il primo nero e repubblicano eletto laggiù dal 1870...) la canta chiara.

05 February 2011

For the record

Bah. Non che abbia niente di personale contro di lei, dato che so a stento chi è (direi, una para-rottamatrice alla Serracchiani, ma indecisa), ma Irene Tinagli non è, come strombazzano i giornali all'amatriciana, una docente della Carlos III di Madrid. Da qui e qui si evince che è una post-doc. I miei, di post-doc (miei=che lavorano con me), che insegnano pure quando c'e' bisogno, non vanno a pontificare sui giornali e ad uscire ed entrare dai partiti. Sul resto, magari si puo' discutere, ma non millantiamo. (E' vero che anche il, ehm, grande Obama non era docente, ma solo "adjunct", and a very bad Chicago faculty member. A dimostrare che essere docenti di ruolo e con tutti i crismi etc etc conta quel che conta -zero- nel mondo politico.)

04 February 2011

Bratislava

Nanni, Bea e Puzzola3, la scorsa fine anno a Bratislava.

Intermezzo

Tre anni e mezzo. Non male.



[Il primo tentativo, di sua iniziativa del tutto autonoma, è stato "adesso scrivo 'zia Fonica Culetto' ", e precisamente 'sia fonica qleto' (zia Fonica essendo un personaggio di cartone, e culetto perchè di questi tempi è in voga caccapuzzacacca e pisellodimaiale - lo dice, pare, il suo amico filippino dell'asilo).]

Quest'altra è la tenda dove si ritira (è a casa con l'otite) a leggere libri con la torcia...

Mohmis the Menace

KHammer (excerpt):

All revolutions are blissful in the first days. The romance could be forgiven if this were Paris 1789. But it is not. In the intervening 222 years, we have learned how these things can end. The Egyptian awakening carries promise and hope and of course merits our support. But only a child can believe that a democratic outcome is inevitable. And only a blinkered optimist can believe that it is even the likeliest outcome.

[...] The question is who fills the vacuum. There are two principal possibilities: a provisional government of opposition forces, possibly led by Mohamed ElBaradei, or an interim government led by the military.

ElBaradei would be a disaster. As head of the International Atomic Energy Agency, he did more than anyone to make an Iranian nuclear bomb possible, covering for the mullahs for years. (As soon as he left, the IAEA issued a strikingly tough, unvarnished report about the program.) Worse, ElBaradei has allied himself with the Muslim Brotherhood. Such an alliance is grossly unequal. The Brotherhood has organization, discipline and widespread support. In 2005, it won approximately 20% of parliamentary seats. ElBaradei has no constituency of his own, no political base, no political history within Egypt at all. A man with no constituency allied with a highly organized and powerful political party is nothing but a mouthpiece and a figurehead, a useful idiot that the Brotherhood will dispense with when it ceases to have need of a cosmopolitan frontman.

The Egyptian military, on the other hand, is the most stable and important institution in the country. It is Western-oriented and rightly suspicious of the Brotherhood [...], the best vehicle for guiding the country to free elections over the coming months. Whether it does so with Mubarak at the top, or with Vice President Omar Suleiman or perhaps with some technocrat who arouses no ire among the demonstrators, matters not to us. If the army calculates that sacrificing Mubarak (through exile) will satisfy the opposition and end the unrest, so be it.

The overriding objective is a period of stability during which secularists and other democratic elements of civil society can organize themselves for the coming elections and prevail. ElBaradei is a menace.

Multiculti nightmare

Un grande articolo di VDH (qui in toto).

[...]
Obama is not a classical liberal, but rather an illiberal multicultural relativist. In his way of thinking, all cultures are equal, and so are not to be judged by transcendent, timeless abstract values like freedom and liberty. These proclamations instead are “constructed” narratives offered up by Western chauvinists and do not take into consideration past imperialism, colonialism, and racism. Instead, equality of result — an enforced egalitarianism in the Marxist sense — is the multiculturalist creed. In such a warped world view, a Chavez or Castro who stifles freedom is not per se anti-democratic, because he does so to redistribute income, his beneficiaries being the “people,” his prey “them.”

The result is that we judge ourselves and our allies by standards that we simply do not apply to others (a million Arabs [many not natives] living in Israel is fine; a quarter-million Jews who buy land on the West Bank are rank cultural imperialists). To Obama, there is no unique West, exceptional in its consensual government, its singular constitutional history, the respect for free markets and private property, its adherence to an independent judiciary, human rights, and freedom of expression. (Of course, he loves in the concrete the dividends of such values when he goes to Martha’s Vineyard or Michelle sojourns at Costa del Sol). Western values are rarely connected to our material success and singular freedom; and if they are, they are declared (cf. the Cairo speech) derivative from non-Western precedents.

Worse still, the multiculturalist sees anti-Americanism and loud nationalism as “genuine” and “authentic.” Ahmadinejad represents the true Iranian patriot, who surely must be anti-American, not the dissidents in the street who share our love of freedom and are therefore somehow less authentically Iranian.

Where did multiculturalism come from? It is a bastard child of Marxism, of course, inasmuch as it is anti-capitalist and judges left-wing or pseudo-left-wing totalitarians far less harshly than right-wing authoritarians (e.g., Obama is more sympathetic to the crowds in Cairo than he was to those in Teheran). It is also a byproduct of Western affluence, which alone provided the margin of safety and affluence to indulge in fantasies. One reports on the noble Palestinians by staying in nice places in Israel; one is an advocate of the “other” in Harlem from the Harvard Lounge and Upper West Side; the yuppie actor praises Chavez and his forced redistributive housing schemes, but would never turn over his vacation Malibu beach house to homeless illegal aliens who cut his lawn.

Finally, multiculturalism is a form of political and historical ignorance. The multiculturalist is an ahistorical fool, who confuses the cultural periphery with the core. Thus the United States is enriched by “multicultural” music, food, fashion, art, and literature from a Mexico or Kenya or Egypt. Fine, wonderful, all the better. But one, in the spirit of “diversity,” does not wish to embrace the Mexican judiciary, the Kenyan economic system, or the Arab attitude to women. Multiculturalism is a fraud of sorts, as the activist who wears the serape to campus never quite agitates for adopting the protocols of the Mexican police or the Mexico City elite’s approach to Indian peoples. We do not see signs blaring out: “We want Nigerian speech codes,” “Treat women as they do in Saudi Arabia,” “Look to the Iranians for gay rights,” “Arabs had the right idea about slavery,” etc. When I do radio talk show interviews, usually the harshest U.S. critics are transplanted Middle Easterners who in their furor at American foreign policy never quite explain why they left and do not go back to places that they now idolize — as if the economic, political, and cultural protocols they enjoy here would appear in Gaza or Yemen like dandelions after a rain if it were not for U.S. imperialism.

Bottom line: it will be hard for Obama in the future to immediately come out on the side of those professing Western values in opposition to some pseudo-revolutionary indigenous strongman, whether in Iran or Venezuela. To the degree he feels comfortable “imposing our values” and taking a stand, it will only be in a context where there is an authoritarian figure who can be seen as culpably right-wing or an American puppet. Western bad is clear from abstract standards, the good is all relative.
[...]

It is going to be a long two years. You see, the world has figured Obama out, and the wages of our version of 1979-80 are coming due.

03 February 2011

Mettelo al gabbio

Krauthammer: mettete Gibbs ai domiciliari fino alla fine della crisi, perchè non sa quel che dice. D'altra parte Obama non capisce l'Egitto (Mubarak dixit: non che Obama capisca l'America, anyway...).

02 February 2011

Lettura

Per interpretare l'entusiasmo delle anime belle per la rivolta "dei gelsomini", e dove può portare, leggetevi qui il capitolo "Gatsby".

01 February 2011

Peggio

L'Egitto dalla cacca alla stracacca. E Obama, surprise, dopo avere lasciato massacrare le opposizioni iraniane, ora mostra i muscoli col culo degli altri.

Eh ?

No, fatemi capire. Dopo mesi, ormai, che si discute di B. e delle sue tirapiedi sulla base di intercettazioni filtrate illegalmente al pubblico come se fosse cosa ovvia e risaputa, a) viene inquisito il ministro degli esteri per presunti leaks su Fini e Tulliani e b) viene inquisito un consigliere del CSM e perquisita casa a un giornalista del Giornale (correggo: perquisita e denudata una giornalista) per presunte rivelazioni su questioni private (antiche e banali, per altro) della Boccassini ? Stronzi.