-->

20 April 2011

Non così-2

PS: apropos di quel che dice Capuozzo (ora e sempre: a chi giovavano le Br? Può un compagno averlo fatto? E l’11 settembre, non sarà autoinflitto?) ho appena letto questo libro. Da vaccinato degli anni '70, ve lo consiglio.

Non così il coro dei conformisti

I love Toni Capuozzo.

Una madre ha il diritto di piangere o non piangere, di essere orgogliosa di qualunque cosa, di riaffermare in quel feretro l’identità che ha segnato una vita, e dunque anche di pretendere che quel corpo non passi tra i suoi nemici di una vita. Non è il linguaggio della pace, questo, né quello della comprensione, ma il linguaggio di Vittorio Arrigoni non lo era mai stato e solo le pigre titolazioni giornalistiche lo possono definire pacifista. Una madre ha il diritto di continuare ad agitare le bandiere di una vita, e di non curarsi della sorte degli assassini di suo figlio, per esigere giustizia o dispensare perdono: è il suo modo, legittimo, di tenere in vita il figlio.

[...]

Meno legittimo, e con meno diritto, tanta parte del coro. Un coro ferito, e ossessionato dal riaffermare se stesso, a costo di essere arroganti, davanti alla realtà (ora e sempre: a chi giovavano le Br? Può un compagno averlo fatto? E l’11 settembre, non sarà autoinflitto?). Mica solo Giulietto Chiesa e i tanti che nei social network evitano con rabbia ogni domanda scomoda a se stessi: persino il presidente della Repubblica ha detto, davanti a una tragedia evidente, che bisognava accertare presto la verità. Come se la verità non stesse tutta e per intero in quello che è successo.

[...]

Una vita che merita rispetto, quella di Vittorio Arrigoni, con tutta la generosità dei suoi abbagli, dei suoi giudizi frettolosi come slogan, con l’assurdità della sua morte disumana e traditrice, dopo una vita spesa a rivendicare l’umanità delle sue scelte. Meno rispetto per il coro conformista e continuista e politicamente corretto. Ma il segno della croce, in mancanza d’altro, uno lo fa quando passa il feretro, il corteo funebre vive la vita che gli pare.

19 April 2011

Barzellette truci-3

Questa purtroppo non fa ridere neanche un po'.

17 April 2011

In giro

Tutti in partenza - Udine, Torino, Roma (e poi San Francisco).

Occhi aperti sul Trofeo delle Regioni... speriamo bene. ;)

Fratelli coltelli

Security forces arrested two residents of the village of Awarta near Itamar, who have confessed to murdering the Fogel family last month. They acted out of Arab nationalist motives and have not expressed regret for their crime.

La meglio gioventù e la di lei famiglia. Simpatici vicini.

16 April 2011

Pyromaniac

Da Levin e su PJTV, il repubblicano Paul Ryan della commissione budget sembra un personaggio interessante. Dice che Obama ha fatto un discorso di campagna elettorale al posto del suo discorso sul budget. La battuta migliore: Obama sembrava "a pyromaniac in a field of strawmen".

Epitaffi onesti

Meotti e Ferrara.

15 April 2011

Barzellette truci-2

"Non siamo stati noi, ma il Mossad". See, vabbe'. Eravate impegnati qui.

I dimly recall

Hide the decline - roba vecchiotta ? Insomma. Una spiegazione efficace dall'interno di uno che all'AGW tende a crederci. Bella intervista qui. E anche questo post è interessante, soprattutto alcuni commenti.

With a straight face

[questo è vecchio, mi ero dimenticato di postarlo]

Intervista a Barbara Serra, anchor di Al Jazeera UK. Domanda chiave:Le donne e Berlusconi: come raccontare questa storia al mondo arabo? «Io mi considero una fiera femminista. Mi sorprende che in Italia le donne trovino accettabili cose che non lo sono."

Complimenti per il mantenimento di una faccia seria mentre dice questa idiozia della serie 'difendiamo-il-corpo-delle-donne': quel che è "sorprendente" (si fa per dire) è che i suoi datori di lavoro, e quindi per ovvia estensione lei stessa (altrimenti si dimetterebbe e andrebbe a lavorare per PJTV, tipo), considerino accettabili cose che non lo sono per le donne arabe, in confronto alle quali le minuzie del bunga bunga impallidiscono. Questa lavora per Al Jazeera, dico Al Jazeera.

Barzellette truci

La migliore della giornata: Hamas: "un crimine atroce contro i nostri valori" o anche ""crimine odioso che non ha niente a che vedere con la nostra storia e con la nostra religione". Sì, come questo e questo e questo e questo e questo e insomma per farla breve questi.

[È meglio che non elaboriamo su fini, mezzi, e pensiero di Arrigoni e dello stesso Mer-Khamis. Sta il fatto che, in sostanza, non sei amico nostro perchè ci appoggi, ma nemico in quanto occidentale e/o di relativamente libero pensiero (o almeno questo: non so se nel caso di Arrigoni ci fosse altro). Precisamente come l'obiettivo della dirigenza palestinese, e a occhio di un bel po' dei suoi elettori, non è uno stato palestinese, ma l'eliminazione di quello israeliano.]

14 April 2011

Tunisi bel suol d'amore

EU vs Italia: litigi sì, schiaffi no.

Golpisti "manifest"i

Pazzo scatenato ? Sì, ma non da solo.

Il professor Alberto Asor Rosa incita sul manifesto, compassato quotidiano comunista, al colpo di stato. E’ un italianista in cattedra, quindi non si cura di scegliere come Dio comanda tra congiuntivo e indicativo (vuole “una prova di forza… che scenda dall’alto, che instaura… un normale stato d’emergenza” eccetera, e il resto della citazione la trovate qui sotto nell’antologia degli orrori confezionata per voi).

12 April 2011

12 aprile

Sono quarant'anni che è morto mio nonno.

(Centocinquanta da Fort Sumter, inizio della guerra civile americana.)

11 April 2011

Colleghi

Camillo: Oggi Paul Krugman scrive sul New York Times che il suo collega Nobel laureate Barack Obama non crede a nulla e ha ceduto in tutto e per tutto alle idee dei suoi avversari (Krugman scrive «nemici», ma è fatto così)

Che Obama non creda a nulla salvo il suo self-interest probabilmente e' vero. Krugman è fatto così, cioè un mentecatto, visto quel che scrive. (Se la Gray Lady vi chiede di pagare, lasciate perdere, ovviamente.)

"Riformatori"

La Siria, è il prossimo nido di vespe. (Per carità, non che qualcuno intenda metterci mano !)

Assad, il riformatore secondo Hillary, un dittatore criminale secondo il grosso del resto del mondo, è Alawita, cioè fa parte di una minoranza limitata al 10% della popolazione, e per di più, per i mussulmani sunniti, infedele. (Per gli sciiti invece no, per questioni politiche, apparentemente. So much per la chiarezza dottrinale dell'Islam.)

Between the First and Second World Wars, the Alawites had their own semi-autonomous state, absorbed into Syria shortly before the French left the region. The Alawites (including Bashar’s grandfather, Suleiman) loathed the idea of living as vulnerable minorities in a country with a Sunni majority. Since the French left the Alawites to their fate, some figured that the safest thing they could do was conquer Syria and rule it themselves. They still believe that their battle for power is a fight for their very survival. No one should expect them to go quietly.

Non solo: è già ovvio sin d'ora che l'alternativa non sarebbe migliore dal nostro punto di vista.

Concerti

che non vedrò, dopodomani.

A Milano al Teatro Strehler, Franco Cerri, 81 anni, l'uomo in ammollo per chi se lo ricorda, e anche l'uomo dal curriculum d'oro: Django Reinhardt e Grappelli, Chet Baker, Percy Heath e Milt Jackson, Lee Konitz, Billie Holiday, Gerry Mulligan, e poi gli italiani da Gorni Kramer, i Cetra, Arigliano, Mina, fino a Basso, Trovesi, Rava, Intra, etc. e il figlio Stefano. Qui una bella intervista di oggi.

A Roma all'Auditorium, Charles Aznavour, 87 anni. Un mito se ce n'è stato uno.

10 April 2011

Demonization-the comeback

Ecco, appunto, siamo alla no-fly zone a Gaza. Anticamera della "mammoth force" della Samanthina Power.

[Il Corrierino riporta una nuova fase di violenza con gli israeliani, a partire da giovedì, quando un missile anti-carro lanciato da Hamas ha colpito un autobus, ferendo gravemente un adolescente in Israele. Vabbè, a parte naturalmente un centinaio di razzi e di colpi di mortaio sparati sul sud di Israele. Nota: violenza "con", dato che se io ti sparo un missile anticarro su un tuo scuolabus, è violenza "tra" noi.]

09 April 2011

Demonization-2

A proposito, nel frattempo, in Israele piovono colpi di mortaio a decine da Gaza, e perfino un missile anticarro, che ha preso un autobus scolastico, fortunatamente appena svuotatosi: un morto e un ferito. Completamente unreported dalla stampa italiana: ma aspettate il primo colpo di cannone di rappresaglia...

Deficit lesson


Samuelson, dico Samuelson, dalla colonna "On the Left" (?!) su IBD:
Compared to Democrats, Ryan is a model of intellectual rigor and political courage. Obama would run huge deficits from now to eternity; the CBO has projected $12.2 trillion of added debt from 2010 to 2021 under his policies. Obama urges an "adult" conversation and acts like a child, denying the unappealing choices.

06 April 2011

Demonization

We are witnessing in the Western world, as in the Arab and Muslim world, a growing environment to dehumanizing Jews in general and Israelis in particular, based on a gradual shift towards bias and lies, from the early "Zionism=Racism" Resolution at the United Nations, to its current attempts to label Israel an "Apartheid State," even though Israel includes Arab political parties in its government, Arab members of Knesset in its Parliament, Arab justices on its Supreme Court, Arab doctors and patients in its hospitals, Arab professors and students in its universities, Arabs in its military and Arabs in its diplomatic corps. The real Apartheid States, such as Saudi Arabia -- where women are unable to drive to school to pick up a sick child without a male "guardian," where a Bible is not allowed in, where a woman who has been raped can be stoned to death for "adultery" unless she can provide four male witness to testify to the contrary, where her legal standing and inheritance are worth half of a man's, where an entire city, Mecca, is forbidden to anyone non-Muslim – are never even mentioned.

When murders are committed in Israel, the term most often used is "cycle of violence," which denies the concept of a murderer and a victim. If an attack takes place in Judea or Samaria, the murdered are described as "settlers," meaning people who are where they should not be and therefore deserve all the atrocities that may fall upon them. Judea was named after the Jews; they have every right to be there.

Imaginary

Non c'è qualcosa di malato in tutto questo ?

.

Siamo nati per soffrire - ma abbiamo fallito



Ieri sera dietro piazza Mattei, familiarmente "delle tartarughe" e incidentalmente una delle piazze più belle di Roma (secondo me - ma è una bella gara), ritratta qui sopra, sono stato portato da una donna comprensiva e amorevole all'hammam, in foto qui sotto. Relax, abluzioni, sapone marocchino, calidarium, scrub peeling, maschera di fango, frigidarium, tisana rilassante e cineserie varie. Molto rilassante. Alla fine, frico con asparagi e Schioppettino (e esagerata ricottina di bufala con Nutella) in un posto di fronte alle tartarughe. Peccato che il compleanno capiti solo una volta l'anno.

Crock of peace, man of s**t

If you thought the peace prize was a joke after it was given on spec to a new U.S. president in 2009, consider how ElBaradei, former chief of the International Atomic Energy Agency, is living up to his 2005 prize. That was the one awarded because of his unceasing attacks on the Bush administration after the U.S. ousted would-be nuclear terrorist Saddam Hussein.

"If Israel attacked Gaza, we would declare war against the Zionist regime," ElBaradei told an Arabic newspaper Monday. Could this saber-rattler be the sophisticated fixture on the Vienna social scene who for so many years was so beloved of Europe's diplomatic class? Could it be the next president of Egypt, this time elected in a truly democratic (or so we are assured) election?

Of the historic Camp David Accords, ElBaradei told Der Spiegel that the Israelis "have a peace treaty with Mubarak, but not one with the Egyptian people."

Last summer, the man whose longtime job it was to contain nuclear weapon proliferation quipped that "the danger of a nuclear-armed Iran is overestimated." This about a government that arms insurgents in Iraq who blow up U.S. soldiers, finances terror outfits like Hamas and Hezbollah, denies the Nazi genocide of the Jews and vows to wipe Israel off the map.

The same ElBaradei admits he's been "reaching out" to the Muslim Brotherhood because "we need to include them" in a new Egyptian government. The brotherhood is a powerful international pan-Islamist organization dedicated to "civilizational jihad" — i.e., holy war — and the forced imposition of Islamic Shariah law.

Mohamed ElBaradei spent his U.N. years as nuclear chief pretending to be devoted to preventing nuclear war, while covering for Iran's disguised effort to build a nuclear weapon. As the man would bring an end to three decades of hard-fought Israeli-Egyptian peace, his true colors are now on full display.

05 April 2011

Power's power

Stanley Kurtz fa un ritratto carino della cutie che influenza pesantemente la politica estera di Obama. "A member of the president’s National Security Council who shares Noam Chomsky’s foreign-policy goals? An influential presidential adviser whom 1960s revolutionary Tom Hayden treats as a fellow radical? A White House official who wrote a book aiming to turn an anti-American, anti-Israeli, Marxist-inspired, world-government-loving United Nations bureaucrat into a popular hero? Samantha Power, senior director of multilateral affairs for the National Security Council and perhaps the principal architect of our current intervention in Libya, is all of these things."

Qui sotto invece discute direttamente Obama...

03 April 2011

E poi non rimase nessuno

Un fenomenale Bill Whittle spiega che ipoteticamente sequestrando tutta la ricchezza (tutti i soldi, tutte le spese, tutti i profitti, ogni cosa di chiunque sopra 250 k$, degli sport professionisti, del cinema, della difesa, di tutto) in America, si pagherebbe un anno di debito pubblico. Alla faccia degli illetterati /innumerati secondo cui sono "i ricchi" a nascondere la grana.



(Per i curiosi, e per rimanere sullo stesso canale, è cosi` che funziona.)



If you want to hand-deliver a message scratched on a tree bark with a sharp stick while wearing a grass skirt, I'd be much much more impressed by your moral outrage. :D

Rapporto Gold(st)one

Il rapporto Goldstone, che denunciava crimini volontari degli israeliani contro civili, è una pirlata. Lo dice lo stesso medesimo Goldstone.

Meno male che Giuliano c'è

G. Ferrara- La diffamazione - Il Foglio 31 marzo 2011

Per molto tempo ho evitato di raccogliere i giudizi di Alexander Stille, collaboratore di Repubblica, e di polemizzare con lui. Ero amico di suo padre, il compianto Ugo Stille, che avevo conosciuto da ragazzo con mio padre nello studio di Pietro Ingrao presidente della Camera, e che avevo frequentato con piacere per anni nelle case degli amici romani e nel corso dei miei viaggi a New York e nei Berkshires, la campagna del Massachusetts dove aveva un buen retiro con sua moglie Elisabeth. Parlavamo spesso di una comune bella lettura, quella del filosofo ebreo, tedesco e americano Leo Strauss, e del più e del meno della politica nel mondo e in Italia.

Misha, questo era il vero nome del magnifico errabondo che era stato tra i liberatori del mio paese, fu un uomo intelligente e di mondo, che sapeva di politica e amava la vita. Non si può dire lo stesso di suo figlio, che al tempo in cui Berlusconi distrusse commercialmente la concorrenza della tv di Mario Formenton (Retequattro, vecchia Mondadori) e la rilevò per una bella sommetta, lavorava per i perdenti di allora (lui direbbe: prendeva lo stipendio da loro) e da quegli anni ha fatto della sua frustrazione un mestiere vendicativo, imputando a Berlusconi la sua sorte ria.

Stille senior a un certo punto sostituì Piero Ostellino alla direzione del Corriere della Sera, il giornale per cui lavoravo su raccomandazione di Alberto Ronchey come notista politico (ancora da praticante). Ostellino, che tiene tuttora la testa alta con il coraggio di un liberale non di pezza, era caduto sul lavoro in seguito a una feroce campagna di un altro sublime frustrato dell’establishment italiano, il molto successoso e sussiegoso Eugenio Scalfari, e di un gruppo di lobbisti milanesi che non tardò a riunirsi in un cenacolo intellettuale di prim’ordine, ospite fisso Antonio Di Pietro, negli anni del Terrore giustizialista. Tra di loro un famoso avvocato, Vittorio D’Aiello, il giornalista re della serie B, Enzo Biagi, e un rancoroso ex dipendente degli Agnelli, Giorgio Fattori. Stille direttore era nei pasticci. Ciriaco De Mita, in alleanza con Alessandro Natta, era in forte ripresa in quella seconda metà degli anni Ottanta caratterizzata dal duello con l’anticomunista e modernizzatore Bettino Craxi, che a me piaceva e che, con Lucio Colletti e altri pochi, consideravo il possibile federatore di una nuova sinistra riformista in Italia. L’establishment corrierista pensava di potergli chiedere bassi servigi. Uno di questi mi riguardava: dovevo essere cacciato via, l’ex comunista denunciato come un infame “convertito” da Claudio Magris doveva andarsene e smettere di scrivere quello che pensava, anzi di scrivere nel Corriere, punto. Misha invece mi propose di andare a Mosca come corrispondente negli anni della perestroika di Gorbaciov. Accettai e ricominciai a praticare il russo della mia infanzia, a lezione con Elka Ibba, fantastica moglie di un fantastico giornalista dell’Unità, presso l’Associazione Italia-Urss. Ma il comitato di redazione del Corriere, una specie di commissione sovietica di controllo sul quotidiano, mi tenne a Roma con la scusa banalmente corporativa che un praticante può fare il notista politico ma non il corrispondente da Mosca, non sta bene. Così, anche per aiutare Misha pressato dai lobbisti, decisi di passare a un contratto ex articolo 2, in un ruolo di collaboratore meno impegnativo, e cominciai la mia prestazione televisiva prima con il telegiornale di Antonio Ghirelli e poi con la Raitre di Angelo Guglielmi. A Misha piaceva la spavalderia con cui dicevo cose scandalose e portavo le mie bretelle rosse, era un sublime giocatore di poker, non un bacchettone da quattro soldi. Mi disse di scrivere una rubrica settimanale proprio con quel titolo, “Bretelle rosse”: assunsi l’inaudito status di titolare di una rubrica che prendeva il nome da un indumento personale esibito in televisione. Feci la mia parte, la rubrica diventò per molti anni, fino al 1996, una piccola oasi garantista nell’Italia del caso Tortora, che si avviava ad essere l’Italia della galera preventiva a scopo di delazione, dei suicidi di Moroni, di Cagliari e di Gardini, l’Italia della chiusura manu giudiziaria dei partiti che avevano firmato la Costituzione di cui i sepolcri imbiancati hanno sempre piena la bocca, infine anche l’Italia di Berlusconi.

Anche il figlio di Stille senior l’ho frequentato, con minore piacere psicologico e intellettuale date le sue fissazioni e frustrazioni puritane. Gli ho anche usato la cortesia di presentare uno dei suoi libri, scritti a dozzine per dimostrare che l’Italia di suo padre, quella di Andreotti e di Craxi, era un impasto di mafia e corruzione, tesi molto originale e argomentata con tecniche da bassa forza della subcultura di Repubblica, ma in versione anglofona. Una specie di affetto o di familiarità me lo ha fatto scambiare per un figlio infelice e nevroticamente parricida a cui dare una mano nei suoi rapporti con l’Italia incarognita che lo usava a mani basse. Sbagliavo.

Stille si sta rivelando un tipo ordinario e banale di diffamatore professionale. Ridimensionato a blogger da un giornale che dispone della nobiltà di un Franco Cordero o di un Francesco Merlo per gli attacchi sontuosamente barocchi a Berlusconi e del banalismo piatto di Saviano e di Alex Stille per quelli meno illustri, Stille junior mi ha dedicato ieri alcune notazioni cialtronesche in un suo viaggetto in Italia di cui ha riferito sul sito, direbbe lui, in cui è pagato dalla famiglia De Benedetti per cercare di sputtanare le persone invise con argomenti da trivio.

Questo ridicolo americano a Roma si è fidato di scrivere che, essendo stato creato ministro e portavoce del governo eletto della Repubblica nel 1994, dopo una storica cavalcata antigiustizialista e liberale dell’armata Berlusconi, io non avrei titolo per fare televisione nel servizio pubblico. Roba degna di un Beppe Severgnini e di altri incolti americanisti che non sanno o fingono di non sapere che nel paese di William Safire e di George Stephanopoulos e di molti altri il fatto di aver scritto i discorsi di Richard Nixon (Safire) o di essere stato nello staff della Casa Bianca con Bill Clinton (Stephanopoulos) è considerato servizio pubblico, ed è ironicamente un requisito per risultare interessanti nelle column sul New York Times o nelle trasmissioni televisive di punta dell’informazione politica.

Questo junior così poco Stille e così tanto Severgnini (altro frustrato della televisione di cui è inutilmente avido) parla di me con disprezzo come di uno stipendiato della famiglia Berlusconi, mentre io lavoro per dei giornali di tradizione, uno dei quali ho fondato con i miei amici sedici anni fa, e per i loro editori, come tutti i giornalisti italiani fanno, mi guadagno da vivere con il mio lavoro, pago le tasse, ho successo, ma non è colpa mia. Quanto allo stipendio, questo mozzorecchi dovrebbe sapere che è La7 che mi ha fatto ricco, ingaggiandomi (mediatore riluttante il mio amichetto Gad Lerner) con favolosi e giusti contratti, di cui Berlusconi apprese dalle agenzie di stampa, quando diventò terzo polo televisivo ed era posseduta da editori di sinistra (Colaninno, Pellicioli). Dovrebbe anche sapere che ho lasciato Otto e mezzo senza pretendere una lira di buonuscita, improvvisamente, per condurre una campagna di idee contro l’aborto agli inizi del 2008, ho rinunciato a due anni di contratto corrispondenti a 4 milioni di euro, ho finanziato di tasca mia, con l’aiuto di sottoscrittori che ancora ringrazio, una lista che si è gagliardamente battuta alla Camera contro tutti, e contro Berlusconi, raccogliendo la bellezza di 135 mila voti, simbolicamente e tragicamente corrispondenti al numero di aborti che si fanno ogni anno in questo paese. Dovrebbe sapere che sono stato linciato a Bologna e contrastato in modo degradante, con sassi, uova e bombe carta, nel corso dei miei incontri e comizi (può leggere il resoconto sul New York Times dell’epoca, il giornale su cui il junior scriveva pezzi noiosi e pedanti sull’istruzione nella provincia americana, e neanche il blogger ora gli fanno fare). Lo stipendio sarà un suo problema, non il mio che invitato a collaborare alla Rai ho chiesto meno della metà di quanto prendeva il lobbista Biagi, e vivevo tranquillo senza tv e con molta musica finché non hanno messo su al Palasharp una indecente crociata neopuritana, portando sul palco un bambino di tredici anni, figlio di un’avvocata del loro padrone, per esprimermi con il loro maleodorante turpiloquio abituale, a recitare la litania dell’odio contro il loro nemico assoluto. E mi sono incazzato, ed eccomi qui.

Dice questo junior che faccio campagne pubblicitarie per Berlusconi, invece io ragiono e mi assumo la responsabilità delle mie idee e delle mie partigianerie a viso aperto, non mi faccio difendere dai ragazzi di Locri e da magistrati alla De Magistris o alla Di Pietro, perché non sono un quattrinaro o un intollerante travestito da liberal, come capita di essere a molti di loro. E per adesso, quanto al nostro amico diffamatore, mi pare che basti. Ma potrei aggiungerne in futuro.


© - FOGLIO QUOTIDIANO

01 April 2011

Istero-multi-standards