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04 May 2011

Tentata amnistia

L'Antistato a palazzo di giustizia.

[C]’è qualcuno in Italia che ha trattato di sicuro con i mafiosi: i magistrati. Le grandi manovre che Ciancimino Jr. imputa allo stato sono state paradossalmente più goffe. [...] "Lo stato ha comunque tutto il diritto di trattare con chi gli pare e piace, se è lo stato. Se poi invece erano il generale Mori o chi per lui ad agire per i cavoli loro allora è un altro discorso. Ma quando i magistrati dicono che era lo stato a trattare, significa che riconoscono che questi soggetti trattavano per lo stato nella sua globalità, che avevano il diritto di rappresentare lo stato”.

Per i magistrati di Palermo e Caltanissetta, che indagano sui presunti mandanti delle stragi di mafia, se lo stato ha trattato con i mafiosi, va processato. La fattispecie non esiste, ma Mellini, con un’acrobazia giuridica, se l’è inventata: “Sarebbe ‘concorso esterno precontrattuale in associazione di stampo mafioso’, o, se preferiamo, ‘tentata amnistia’”.
[...]
[La magistratura] “non [si ritiene] più un pezzo dello stato, ma espressione ormai di un qualcosa che sta sopra al potere temporale, come gli ulema nello stato islamico. Sono un’aristocrazia dotata di un potere carismatico, che per definizione non è elettivo: si acquista col concorso di uditore giudiziario”. In questa logica, “la misura della validità di quello che dice Brusca non è più la ragionevolezza o il diritto, ma è l’etica golpista del partito della magistratura: abbiamo individuato i grandi signori del male, tra i quali c’è Berlusconi. Ora dobbiamo colpirli”.

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