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28 September 2011

Lettera agli intelligentoni

Barry Rubin:

1970s
You were wrong about Iran’s revolution.
You were wrong about Saddam not invading Iran.

1980s
You were wrong about Saddam becoming moderate and wrong about him invading Kuwait.

1990s
You were wrong about the 1990s peace process (me, too, but I learned real fast in 2000).
You were wrong about the unilateral withdrawal from southern Lebanon.
You were wrong about the promise that you’d support Israel if it took risks for peace and then things got bad.

Early 2000s
You were wrong about the rise of a stealth Islamist regime in Turkey.
You were wrong about Islamist terrorists attacking America (ridiculing the idea before September 11)
You were wrong about Iran’s nuclear program (during the initial years, you said it wasn’t happening when Israel was warning about it).
You were wrong about letting Hamas participate in the Palestinian election even though it didn’t qualify.
You were wrong in thinking Fatah would win the Palestinian election.
You were wrong in not supporting moderate force in Lebanon and strenuously opposing the power of the Iran-Syria-Hizballah alliance there.
You were wrong in encouraging or even participating in a massive campaign of slander against Israel.
You were wrong in encouraging or even participating in a massive campaign of slander against the United States.

Obama Era
You were wrong about the Egyptian revolution.
You were wrong about Turkey (being Islamist).
You were wrong about Iran again (engagement).
You were wrong about Syria (being winnable from Iran).
You were wrong about Lebanon (not being taken over by Iran, Syria, Hizballah).
You were wrong about Obama (sorry, I only get 800 words total here).
You were wrong about Israel, (a country you never understand).
You were wrong about Islamism (understanding what it’s all about—revolution, not hurt feelings).
You were wrong about Pakistan (helping in a war against terrorism when it sponsors terrorism).
You were wrong about Obama’s policy in the Middle East making America popular there.
You were wrong about flattering Islamists into becoming moderate.
You were wrong about the whole settlement freeze mess (including the wrong claim that it would win moderate gestures from the Arab world).
You were wrong about throwing a tantrum regarding east Jerusalem construction which you’d already agreed was okay to continue.
You were wrong in not throwing a tantrum about the Turkish regime’s sponsoring terrorists on the Gaza flotilla, sabotaging sanctions on Iran, an creating a virtual state of war with Israel.
You were wrong in opening the door to the Taliban in Afghan politics.
You were wrong in opening the door to the Muslim Brotherhood in Egyptian politics (saying the United States had no objection to its being in government without anyone even askin).
You were wrong about moving away from Israel making Arabs and Muslims more moderate and pro-American.
You were wrong to waste almost a year by not dealing with the Palestinian unilateral declaration of independence strategy.
You were wrong in sabotaging any possibility of America becoming more energy independence.
You were wrong in not pressuring the Palestinian Authority to negotiate seriously with Israel.
You were wrong in not giving Israel strong support when it has faced broken agreements, a massive terrorist onslaught, and the rejection of peace in response to its concessions.

That’s just a partial list.

26 September 2011

Tempi interessanti in Medio Oriente

Magdi C. Allam:

È da quando ave­vo i calzoni corti che mi sento coin­volto nel dramma mediorientale es­sendo nato al Cairo nel 1952, tre mesi prima del colpo di Stato mi­­litare che rovesciò la monarchia di Faruk e quattro anni dopo la proclamazione dello Stato di Israele, ed è da oltre 35 anni che me ne occupo professionalmen­te come giornalista. Ebbene da allora l'unico dato certo e immu­tato è il rifiuto arabo ed islamico a riconoscere il di­ritto di Israele ad esistere come Stato del popolo ebraico. Che è co­sa sostanzialmente diversa dall' accettazione de facto di Israele co­me Stato sul piano diplomatico, che non esclude che prima o dopo lo si pugnali alle spalle non aven­do mai riconosciuto la ragione sto­rica, identitaria e legale della Pa­tria naturale del popolo ebraico.

Mentre oggi il Consiglio di Sicu­r­ezza dell'Onu si accinge a discute­re la richiesta del presidente dell' Autorità nazionale palestinese (Anp) Abu Mazen di riconoscere l'indipendenza dello Stato della Palestina, in modo unilaterale e a prescindere dall'assenza di un ac­cordo di pace con Israele, mi sem­bra di ri­vedere per l'ennesima vol­ta un copione fin troppo consuma­to in cui da parte araba si ostenta una pace che dovrebbe tradursi nella restituzione di territori occu­pati in cambio dell'accettazione di Israele come «dato di fatto» per­ché attualmente inespugnabile, ma senza il riconoscimento dell' identità ebraica dello Stato, salva­guardando pertanto l'opzione di annientarlo fisicamente quando i rapporti di forza lo permetteran­no o anche dissolverlo con la bom­ba demografica. Ebbene nonostante che in pas­sato Israele si sia resa disponibile a percorrere questa opzione di pa­ce che si tradurrebbe in realtà in una tregua, ad opporvisi sono sta­ti puntualment­e i terroristi islami­ci o nazionalisti palestinesi che so­no pregiudizialmente contrari a qualsiasi intesa sia perché pregiu­dizialmente contrari alla pace con lo Stato ebraico, sia perché non si fidano dei governanti pale­stinesi che condannano come tra­ditori.

La verità è che non è mai esistito nella Storia uno Stato della Palesti­na così come il «popolo palestine­se » è un'invenzione contempora­nea che gli stessi Paesi arabi han­no messo in discussione fino al 1967. La stessa risoluzione 181 del­le Nazioni Unite del 29 novembre 1947 che legittima la nascita dello Stato di Israele, contempla con­temporaneamente la costituzio­ne di uno «Stato arabo» e non di uno «Stato palestinese». Il termi­ne «Palestina» individuava una entità geografica, non politica. Tanto è vero che alla fine della guerra sferrata dall'insieme dei Paesi arabi per stroncare sul na­scere lo Stato d'Israele all'indoma­ni della proclamazione dell'indi­pendenza pronunciata da David Ben Gurion, il territorio su cui sa­rebbe dovuto nascere lo «Stato arabo» fu spartito tra Israele, che si annesse la Galilea e il settore oc­cidentale di Gerusalemme, tra la Giordania che si annesse la Ci­sgiordania e il settore orientale di Gerusalemme, e tra l'Egitto che oc­cupò la Striscia di Gaza. Se la Gior­dania e l'Egitto fossero stati since­ramente interessati a sostenere il diritto dei palestinesi, nessuno avrebbe potuto impedire loro di consentire la nascita di uno Stato palestinese sui territori da loro oc­cupati. Invece perpetuarono l'oc­cupazione di quei territori dal 1948 al 1967 perché disconosceva­no la nozione stessa di «popolo pa­­lestinese » e predicavano una mi­stificatoria «causa araba» contro il diritto di Israele e del popolo ebraico ad esistere.

La verità è che è stato Israele, non i Paesi arabi, ad offrire per pri­mo ai palestinesi l'opportunità di creare il proprio Stato indipen­dente come sbocco del processo negoziale avviato dalla storica stretta di mano tra Rabin e Arafat il 13 settembre 1993 nel «Giardino delle rose» alla Casa Bianca alla presenza del presidente Clinton. In cambio Israele ottenne sia l'esplosione di una scia inconteni­bile di attentati terroristici suicidi perpetrati da Hamas, Jihad Islami­ca e nazionalisti palestinesi delle cosiddette «Brigate dei martiri di Al Aqsa» che si scoprì essere legati allo stesso Arafat; sia la conferma che Arafat mentiva dopo che in un sermone pronunciato in una mo­sc­hea in Sudafrica paragonò gli ac­cordi di Oslo alla hudna , la tregua di Hudaibiya, sottoscritta da Mao­metto nel 628 con i suoi nemici meccani, che violò non appena consolidò le proprie forze. Arafat confermò che era pregiu­dizialmente contrario al ricono­scimento del diritto di Israele ad esistere come Stato del popolo ebraico quando nel 2000 rifiutò la proposta di pace più generosa che potesse essergli offerta a seguito dei negoziati svoltisi a Camp Da­vid con la mediazione di Clinton. L'allora premier Barak era dispo­ni­bile a riconoscere uno Stato pa­lestinese sul 97% dei territori occu­pati n­el 1967 con lo scambio di ter­ritori per il restante 3% trattandosi di insediamenti ebraici che sono ormai parte integrante di Gerusa­lemme. Con l'attuale presidente dell' Anp Abu Mazen la situazione è so­stanzialmente immutata. Nella lettera inviata al segretario genera­le dell'Onu Ban Ki-Moon con cui chiede il riconoscimento dello Stato della Palestina, si qualifica come «Presidente dello Stato Pale­stinese », che non esiste, e «Presi­dente del Comitato esecutivo dell' Organizzazione per la liberazio­ne della Palestina» nel cui Statuto si predica di fatto l'eliminazione di Israele.

Tutto ciò non depone bene per il futuro della pace in Medio Orien­te. Ma per fortuna i palestinesi sembrano migliori dei loro gover­nanti. Stando a un sondaggio rea­­lizzato dal Palestinian center for public opinion il 6 settembre 2011, ben il 59% dei palestinesi in­te­rpellati si dice favorevole al ripri­stino dei negoziati con Israele per conseguire un accordo di pace sta­bile e dopo ottenerne la ratifica all' Onu, mentre solo il 35% si è espres­s­o a favore dell'immediata procla­mazione unilaterale dello Stato palestinese da parte dell'Onu. Speriamo che i palestinesi sappia­no far prevalere il buonsenso e la volontà autentica della pace a cui aspira la stragrande maggioranza degli israeliani e che è stata ribadi­ta anche all'Onu dal premier Ne­tanyahu. Personalmente non mi faccio molte illusioni. Nell'insie­me del Medio Oriente la cosiddet­ta «Primavera araba» sta facendo emergere un blocco islamico e na­zionalista che è essenzialmente concorde su un punto: l'odio nei confronti di Israele. Il popolo ebraico per primo deve preparar­si a tempi duri, e insieme a lui tutti noi.

Falce e carrello

A proposito della polemica su Caprotti e Esselunga vs COOP, leggetevi, please, quel che scrive il Caprotti medesimo prima di vaneggiare e giudicare a vuoto (grazie a un ignoto che ha caricato il pdf e a AtrocePensiero che ha rimbalzato).

Buona notizia, although...

Buona notizia, naturalmente. Ma ci hanno messo pur sempre un secolo un più dell'ultimo pezzente. occidentale. Sorvoliamo sul "dalla prossima volta". In aggiunta, anche con il diritto di voto, la condizione della donna in Arabia e nell'Islam in generale rimane miserabilmente lamentevole. Too little too late, anyone ?

25 September 2011

Statehood showdown in sintesi

Altro che confini del '67. Mahmoud Abbas conferma: "Nessun riconoscimento dello stato ebraico". Sono ancora fermi alla guerra del 1948 e alla fatwa del muftì di Gerusalemme, Amin al Husseini: neanche un centimetro del sacro suolo islamico venga concesso per uno stato sovrano ebraico.

E non solo per modo di dire: Abbas nella richiesta ufficiale chiede proprio i confini dell'ONU del '47, nemmeno le linee dell'armistizio del '49... :D

E nessuno si sogna di riconoscere l'esistenza di Israele, nè qui, nè, ancora meglio, qui (e questa è la metà good-cop della storia, cioè Fatah...).

Ovviamente Netanyahu non può che fare un discorso con molta ironia, oltre che con parecchie mani tese.

Fenomenali per superficialità e imprecisione i sommarii (somari) dei giornali italiani, almeno quei pochi che ho faticosamente deglutito. Un sommario in questo video, la cui voce è Bill Whittle e si riferisce al libro di Sol Stern.

23 September 2011

The radical is back - whew !

The K-hammer:

The authentic Obama is a leveler, a committed social democrat, a staunch believer in the redistributionist state, a tribune, above all, of "fairness" — understood as government-imposed and government-enforced equality.

That's why "soak the rich" is not just a campaign slogan to rally the base. It's a mission, a vocation. It's why for all its gratuitous cynicism and demagoguery, Obama's populist Rose Garden lecture Monday was delivered with such obvious — and unusual — conviction.

He's returned to the authenticity of his radical April 2009 "New Foundation" address (at Georgetown University) that openly proclaimed his intent to fundamentally transform America.

Good. There's something to be said for authenticity. A choice not an echo, said Barry Goldwater. The country will soon choose, although not soon enough.

19 September 2011

In margine allo statehood bid

E questo da un liberal convinto.

The Palestinian national liberation movement has arguably been the least successful such movement of the past 100 years. The Arabs have tried on many occasions to defeat Israel militarily, and to break it through terrorism and boycotts, and have failed each time.

Even so, independence was within reach of the Palestinians at many different points in their history. The Jews in Palestine, early in the arc of political Zionism, sought simply to live as an autonomous minority within an Arab entity. The Arabs rejected the idea -- some violently -- and the Jews abandoned the notion.

The United Nations offered statehood to the Arabs in Palestine in 1947. The Arabs chose the path of war, and threatened the Jews with annihilation. Then they lost the war. Arab states controlled the West Bank and Gaza until 1967, but did nothing at all to advance the cause of Palestinian rights. After the Six Day War in June of that year, many Israelis hoped that Arab leaders would offer peace in exchange for occupied territory. That idea was rejected.
At Camp David, in 2000, Bill Clinton came closer than anyone to engineering the creation of a Palestinian state. Yasser Arafat, the Palestinian leader, turned his back on Clinton without even making a counteroffer. More recently, Israeli prime minister Ehud Olmert offered Arafat's successor, Mahmoud Abbas, a similar deal. Abbas rejected it.

Now Abbas, the president of the Palestinian Authority, plans to ask the UN to recognize an independent state of Palestine. The request, whether granted or not (the General Assembly will support the notion; success at the Security Council is unlikely), will only defer the goal of an independent Palestine.

The support of Togo and Bolivia and Yemen would surely give Abbas a warm and happy feeling, but it will be irrelevant to the Palestinian cause. Abbas says he seeks a state for his people on the West Bank and in Gaza, with a capital in East Jerusalem. If that's true, then there are only two member states of the UN that can bring it about: Israel and the U.S. Neither supports this resolution. Most Israelis view it as an attempt to limit their options in future negotiations, or to deny to them the holiest sites of the Jewish people and delegitimize the idea of a Jewish state.

The U.S. opposes Abbas's resolution -- and will veto it if it reaches the Security Council -- but not because the U.S. rejects the idea of a Palestinian state. President Barack Obama has been sincere in his support of Palestinian independence. The U.S. opposes the resolution because it would represent yet another entirely symbolic and counterproductive gesture in the long history of Palestinian gesture-making.