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20 October 2011

Er s'indigna

Voglio sperare che lei e quelli come lei non apparteniate alla schiatta di chi blatera contro un regime liberticida, contro leggi che imbavagliano, contro un presidente del Consiglio osceno dittatore circondato da cricche di malaffare: che non siate insomma indignati “semplici”. Che non siate vittime del vacuo e disonorevole libello che tanto successo ha avuto in Europa. Per il quale vale quanto scritto tempo fa da Francesco Piccolo: “Se c’è una cosa che metà della popolazione italiana ha fatto dal 1994 a oggi è esattamente questa: si è indignata. Se c’è un sentimento che la sinistra italiana in ogni sua forma e incarnazione ha espresso, è l’indignazione. Nella sostanza, l’unico. Oltretutto deve trattarsi di un sentimento di cui nemmeno si riesce ad avere consapevolezza, visto che dopo diciassette anni, arriva un libro che si chiama Indignatevi! E tutti urlano ecco cosa bisogna fare! Il risultato è che l’indignazione non ha generato nient’altro”.
Spero che per lei e quelli come lei, il Di Pietro che tempo fa celebrava “la capacità di indignarsi” e il Di Pietro che aderisce alla manifestazione di Roma e poi vorrebbe reintrodurre la legge Reale, siano due facce dello stesso nulla.

Non so se sperare o no che lei sia un indignado “grigio”. C’è chi fa di tutto per dividere buoni e cattivi, i tanti dai pochi. Sappiamo invece che la zona grigia è sempre stata vasta, ieri e oggi. Se non ci fossero intrecci sotterranei, contiguità larghe e forme di complicità accennata, nessun pesce troverebbe acqua a sufficienza per nuotare. Anche se, immagino, lei non è comunista, non ex né post né neo, tutt’al più nipote di quel Toni Negri riciclatosi come grande volgarizzatore di cose vecchie chiamate in modo nuovo, sa benissimo che i tanti che vi conoscono, di volto e di nome, non vi denunceranno mai. Sono fedeli al principio che i conti si fanno in famiglia almeno fino a quando tiene, proprio come si comportavano i loro genitori nei confronti dei compagni che sbagliavano. Sempre doppi insomma.

E’ fatta così la sinistra, se non è coinvolta applaude. Ricordo reportage ansimanti sulle periferie francesi o inglesi in fiamme. E sermoni saccenti contro una destra che anziché accogliere e integrare voleva reprimere e assicurare l’ordine.
Non so ma ho come l’impressione che in lei e in quelli come lei le motivazioni non siamo poi così complicate. In un paese che resta ancora ricco ma insoddisfatto, bloccato e molto meno mobile di un tempo, ci sono tanti a cui “rode il culo”, così scrive il sito Indymedia, e rompono, spaccano, bruciano. E’ il vecchio spirito da casseur che ricorre, fenomeno fisiologico e ineliminabile, fra giovani dei paesi avanzati. E’ Paul Newman “Nick Mano fredda” condannato a pena pesante in un penitenziario dove finirà ucciso all’ennesimo tentativo di evasione. Il giudice che ce lo spedisce gli chiede perché mai avesse decapitato una fila intera di parchimetri. E lui risponde: sono odiati simboli del capitalismo. Più semplice di così.

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