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11 January 2012

Meritevoli non virtuosi e altri animali

(Rivisto il 18/1/12)

Il Piano Straordinario di Reclutamento associati (PSR) ha da poco assegnato importanti risorse a cinquanta Università "virtuose" (UV nel seguito: con meno, cioè, del 90% del fondo ordinario dedicato al personale). Ne sono state escluse le Università "non-virtuose" (UNV) in base allo stesso criterio. Tanto il criterio quanto la sua applicazione nel PSR sono, a nostro avviso, irragionevoli e mal concepiti. Proponiamo una procedura alternativa, più semplice e trasparente.

In primis, la concezione di fondo del PSR è drammaticamente errata: funziona per "sovraconcorsi" lasciati largamente all'arbitrio locale (via l'art.24 della legge Gelmini), ma soprattutto riservati a categorie ristrette di persone in sostanza già abilitate alla II fascia. Il PSR apre la strada a scelte non virtuose, e non risponde alle necessità didattiche e di ricerca delle Università. Il culmine della sua perversione è che tutti i ricercatori che non abbiano già vinto un concorso sono esclusi a priori dalla possibilità di partecipare al concorso stesso.
In aggiunta, il PSR discrimina tra Università a livello accademico e di docenza sulla base di un criterio arbitrario, ultrasemplificato e puramente economico, che concerne solo in piccola parte la docenza e per nulla la qualità della sua ricerca e didattica, e invece riguarda pesantemente l'istituzione nel suo complesso, incluse le scelte locali sul personale non docente.

Questa selezione a priori viene scontata dagli incolpevoli singoli docenti, che vengono direttamente o indirettamente puniti indipendentemente dal loro merito personale. I ricercatori delle UNV saranno svantaggiati nella progressione concorsuale, avendo di fatto a disposizione molti meno posti, e con obbligo di cambio sede, con tutte le resistenze ambientali che questo comporta. Essi rischiano, perciò, di rimanere al palo per anni per il solo fatto di lavorare in una UNV, la cui virtù budgetaria non dipende certo da loro. Per converso i ricercatori delle UV beneficieranno di progressione facilitata, non per loro solo merito, ma anche e in modo significativo per eccesso (relativo) di finanziamento delle UV stesse. Data l'occasionalità e probabile eccessiva portata del PSR, le UV potrebbero poi anche -e la storia suggerisce che lo faranno- finire per reclutare soggetti non del tutto meritevoli su base localistica, creando così l'ossimoro del virtuoso non meritevole.

I professori associati delle UNV, il cui accesso ai concorsi già dipende da complesse congiunzioni di turn-over e punti organico, saranno anch'essi danneggiati dal PSR: creando un alleggerimento di pressione budgetaria, esso favorirà gli associati delle UV. Un associato di una UNV può al più pensare di cambiare sede verso una UV tramite i concorsi PSR. Ciò, però, non è solo improbabile (per molti motivi), ma non è nemmeno desiderabile in generale, perchè porterebbe rapidamente allo svuotamento delle UNV, che di non virtuoso, ripetiamo, hanno solo un aspetto del budget.

Proponiamo perciò una diversa procedura, la cui chiave di volta è l’idoneità nazionale, con A) abilitazione severa, di merito, e con graduatoria (non pass/fail e non generalizzata: nessuno è re se lo sono tutti), B) con valutatori in maggioranza esterni e non co-interessati; e C) con incentivo in solido alla chiamata dei migliori. Cioè a dire: si determini il valore dei singoli, e tra quelli idonei ognuno chiami quelli che meglio crede; sapendo però che chi chiama i migliori sarà premiato subito in risorse (oltre che, naturalmente, poi in risultati e prestazioni). Gli esperti esteri difenderanno il processo dal classico old-boy networking (la componente italiana andrà sorteggiata), aumentando la probabilità di successo di persone eccellenti non necessariamente preconnesse all'ambiente italiano.

Le Università potrebbero addirittura arrivare a competere per ottenere le persone migliori, magari aprendo la possibilità per i chiamandi di contrattare, ad esempio, fondi di start-up etc. Questi, usuali in tutte le università straniere, potrebbero aumentare l'attrattività (ora nulla, salvo aspetti climatici, gastronomici, o artistici) dell'accademia italiana per un accademico operante all'estero. Non va imposta invece la chiamata sequenziale: persone e gruppi rispondono più agli incentivi che ai disincentivi, e questi si aggirano facilmente.
Dunque, quattro proposte operative:

1. Si svolgano immediatamente abilitazioni nazionali con graduatorie progressive, senza obbligo di, ma con incentivo a, la chiamata dalla cima della graduatoria, per esempio tramite copertura o sovra-copertura del budget.

2. Le commissioni includano una maggioranza di esperti da istituzioni estere al massimo livello (p.es. dalle prime 100 università al mondo in un ranking internazionale), con nessuna o strettamente limitata co-interessenza con istituzioni italiane.

3. Il governo abolisca l'art.26 c.4 L. 240/10.

Questo disposto, ricordiamo, permette in sostanza concorsi locali blindati per associati e ordinari sullo stampo dei concorsi da ricercatore a tempo determinato. Facciamo un appello a non utilizzare questo strumento, ma dubitiamo che basti. (Un'alternativa, introdurre commissari stranieri maggioritari anche in questi concorsi, sarebbe legislativamente più difficile da realizzare.)



Come concepito ora, usando male risorse già poco utilizzabili dati i complessi meccanismi di spendibilità, il PSR e il suo possibile uso al di là del transitorio innescheranno l'ennesima allocazione inefficiente di risorse ad altro che alla promozione o al reclutamento dei meritevoli, contribuendo a distorcere e drogare ulteriormente il sistema della docenza universitaria in Italia.

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